Tim Wiese, addio al calcio: il nuovo amore per il bodybuilding

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Appendere le scarpette al chiodo, sì, ma non per andare in “pensione”. Nella vita dell’ex portiere della nazionale tedesca, Tim Wiese, non ci sarà più il calcio al primo posto. Da qualche tempo, dopo dieci anni di carriera nella Bundesliga (tra FortunaColonia, Kaiserlauten, Werder Brema e Hoffenheim), l’ormai ex estremo difensore tedesco, classe 1981, ha deciso di sostituire guanti e pallone con pesi e bilancieri, e di dedicarsi in tutto e per tutto a una nuova disciplina: il bodybuilding. Tra Tim Wiese e il culturismo è sbocciato un amore folle… e i risultati – foto alla mano – sono sotto gli occhi di tutti gli internauti.

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Cibi spazzatura, il nuovo studio: il cervello può essere allenato a evitarli

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Quante volte ci sarà mai capitato di tentare di resistere davanti a un sacchetto di patatine, a una tavoletta di cioccolato o a una porzione di fritti misti, per poi cedere alla gola con relativo senso di colpa postumo? Il “fascino indiscreto degli alimenti ipercalorici” colpisce ognuno di noi, indistintamente. Chi si lascia sopraffare dalla “trasgressione” a metà mattinata, chi durante un fugace spuntino pomeridiano, chi la sera prima di andare a dormire. Ora, dagli Stati Uniti (paese in cui, di alimenti grassi, se ne consumano eccome), arriva una notizia che rassicurerà tutti gli amanti dei cosiddetti “cibi spazzatura“: il cervello può essere allenato a preferire pietanze a basso consumo calorico e quindi maggiormente salutari. Come? Ce lo spiega la ricerca di alcuni scienziati della Tufts University e del Massachusetts General Hospital, pubblicata su «Nutrition&Diabets».

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Come gli esseri viventi, anche i cibi si accoppiano. Quali saranno i loro principi azzurri?

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«Non sorridete, caro Mittler, o magari sorridete pure! Oh! Io non mi vergogno di questa devozione, di questa, se volete, pazza insensata passione. No, io non ho ancora mai amato, ora apprendo che cosa significhi. Fin qui, nella mia vita, non s’era avuto che preludio, attesa, passatempo, spreco di tempo, finché non la conobbi, finché l’amai, e allora veramente amai». [Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive]

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Cos’è la dieta “South Beach”? Disintossicarsi dai carboidrati si può

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Nel moderno e variegato tripudio di diete, roba da far girare la testa anche a chi, di dieta, proprio non vuole sentirne parlare, non poteva certo mancare, vista la stagione dell’anno in cui ci troviamo, quella dal retrogusto estivo, almeno nel nome: si chiama South Beach ed è stata messa a punto dal dottor Arthur Agatston, direttore del centro di prevenzione delle patologie del cuore del Mount Sinai di Miami Beach, in Florida. Questo regime alimentare si basa su un principio cardine: regolare il consumo di carboidrati, responsabili dell’adipe in eccesso. Pane, pasta, fratelli e sorelle hanno infatti l’ingrato compito di essere digeriti troppo velocemente, e dunque innalzano il livello di insulina nel sangue (ormone peptidico dalle proprietà anaboliche che ha la funzione di regolare i livelli di glucosio ematico ed è responsabile del cosiddetto “fenomeno di ingrassamento”, lo stoccaggio dei lipidi all’interno del tessuto adiposo). Per intenderci… Se i livelli di insulina nel sangue si innalzassero troppo rispetto alla media, l’organismo non solo diventerebbe soggetto ad accumulare grasso, ma avrebbe anche più voglia di consumare carboidrati. Il detto “Ti do una mano e ti prendi tutto il braccio”? Quantomai azzeccato. Più zuccheri vengono sintetizzati dall’organismo, più questo sente il bisogno di introdurne degli altri. Ecco il compito principale della dieta South Beach: disinnescare questo congegno e sostituire i carboidrati buoni a quelli “cattivi”.

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Maschi “normali” vs maschi “da copertina”: la campagna provocatoria del Sun

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“Normalità da copertina”, così potremmo definirla. Il “The Sun”, qualche tempo fa, aveva provocatoriamente chiesto ai suoi lettori anonimi di inviare alcune foto che li ritraevano in posizioni plastiche, imitando cioè quelle dei divi pubblicitari del momento. Avete presente i maschietti super attraenti che vengono ingaggiati per gli spot dei profumi? Ecco, quelli. Un’ironica campagna, quella del noto tabloid inglese, mirata a incalzare la nostra sensibilità sull’immagine di modelli e modelle “normali”, presi a caso nel mondo di tutti i giorni: senza muscoli iper tesi, senza addominali tartarugati, senza oli spalmati o abbronzatura perfetta. Le immagini bifronte (a sinistra l’uomo “normale” – passatemi questo aggettivo –, e a destro quello “da copertina”) pubblicate dal “Sun” ebbero così tanto successo che anche oggi il web, e soprattutto i social network, non smettono di riportarle qua e là. A volte per ironizzare insieme al tabloid sul classico maschione da copertina, a volte per criticarne l’iniziativa. Molti utenti, forse più somiglianti al riquadro di sinistra, avranno commentato positivamente questa finta campagna pubblicitaria “new age”, considerando educativo il confronto tra l’uomo vero e quello stampato (magari ritoccato con “Photoshop”); altri invece, tutti quelli che si sentono più affini alle immagini di destra, avranno preso questa campagna come un modo per sottolineare l’ipocrisia del mondo moderno, sbraitando: “Ma davvero pensate che alle donne piacciano più quelli di sinistra?” Beh, bando alle ciance… A ognuno, i suoi gusti. (Eleonora Tesconi)

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Ginnasta deride i palestrati con le sue acrobazie / IL VIDEO

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Il corpo umano non ha limiti… E la prestanza fisica e l’agilità, spesso, non vanno di pari passo. Ce lo dimostra il ginnasta britannico Damien Walters, classe 1982, che ha deciso di fare incursione in una palestra, lasciando di stucco tutti i suoi avventori, concentrati nei singoli allenamenti. Tra attrezzi, pesi, palle e tapis roulant, l’atleta vola, salta, piroetta, mentre gli iscritti al club, tutti un po’ perplessi, non sanno se sorridere, intervenire, dire qualcosa… di certo non volteggiare insieme a lui. Insomma, l’acrobata britannico, irridendo i cosiddetti “palestrati”, ha sfruttato qualche ora di esercizio per promuovere l’attività di freestyle e dimostrare che il corpo umano può fare prodezze…

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Accade oggi: l’incontro più lungo della storia del tennis: 11 ore e 5 minuti

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Parliamo di sport, non estremo, ma, in questo caso, poco ci manca. Accade oggi, ma di qualche anno fa. Terminava proprio il 24 giugno 2010 il match professionale di tennis più lungo della storia, quello giocato da John Isner e Nicolas Mahut. L’incontro, primo turno del torneo di Wimbledon, iniziò alle ore 18.18 del 22 giugno, per finire solo due giorni dopo, con la vittoria dello statunitense Isner per 70-68. Una prova fisica, durata ben undici ore e cinque minuti, che non è certo passata inosservata, e che deve aver bruciato una certa quantità di energia agli avversari in campo. Per chi non dovesse ricordarsi l’evento… I primi due set scorrono via velocemente, una mezz’ora l’uno, come da copione: il primo viene vinto dall’americano, il secondo dal francese. Dal terzo, la questione inizia a farsi più ardua e il duello finisce al tie-break per 7-67 pro Mahut, che si porta quindi in vantaggio per due a uno. Con il quarto si allunga il brodo: un’ora abbondante a seguito della quale Isner pareggia i conti con l’avversario. Alle 21.30 il match viene sospeso “causa buio” e riprende il giorno seguente, per durare altre sette ore e rivenire sospeso un’altra volta, ancora causa oscurità, con i due giocatori in pareggio per 59 a 59. Il terzo giorno, finalmente, si arriva alla conclusione dell’agonia, e l’americano John Isner, al quinto set, conquista il tanto sudato match.

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