Notizie e Novità

Dieta del Paleo, dimagrire tornando all’età della pietra: no a latticini e cereali

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Quando tornare all’età della pietra non sarebbe una cattiva idea, anzi. Di recente, visto che in fatto di alimentazione al giorno d’oggi si può parlare di “tendenza”, sta andando di moda una nuova dieta made in America, quella del Paleo(litico). Nei tempi primitivi, a quanto pare, si mangiava in modo più sano. Questo nuovo (o vecchio?) regime alimentare si basa sul principio che era l’uomo dell’età della pietra ad avere il giusto approccio nei confronti del cibo: si nutriva di alimenti naturali (quindi biologici), seguiva una dieta sana e priva di cibi “contraffatti” da prodotti chimici e conservati: un menu che non comprendeva cereali, latticini e derivati, che, con il passare del tempo, potrebbero creare allergie o intolleranze di grave entità. Quello che forse cambia, rispetto ad allora, è la consapevolezza con cui noi uomini moderni dovremmo avvicinarci a questo tipo di nutrizione, invasi come siamo da cibo spazzatura – fast food, torte confezionate, panini iper farciti e surgelati di ogni tipo.

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Parigi, 3 giugno 1946: nasce il bikini… e l’esigenza dell’addome scolpito

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Una notizia flash che potrebbe incuriosire qualche lettore. Accade oggi, 3 giugno… ma di qualche decennio fa. Nel 1946, a Parigi, città cult in materia di haute couture, “nacque” la moda del famigerato bikini, che sfilò per la prima volta in passerella. Ne sarà lieta qualche donna, desiderosa di mostrare al popolo spiaggiato le proprie forme al cardiopalma, il sedere tonico e la tartaruga sculturea, forse scontenta qualche altra, bramosa di tornare indietro nel tempo a quando il costume da bagno riusciva ancora a nascondere le curve generose, i chili in eccesso piantati nel girovita e, soprattutto, non metteva in mostra l’addome “rilassato”. E senz’altro saranno felici gli uomini, perché, da quel giorno, almeno in spiaggia, qualcosa di nascosto è sbucato alla luce del sole… ma non era più niente di “fuori moda” o trasgressivo. Il nome del noto costume a due pezzi (che negli anni ha subìto svariate trasformazioni, riducendosi sempre più, per poi tornare alla sua forma quasi “intera”) deriva dall’atollo di Bikini, nell’oceano Pacifico, sede di diversi esperimenti atomici, anche in virtù dello scalpore che questa nuova moda da spiaggia destò nella società pudica (o finta pudica) di allora. Il modello, firmato Louis Reard, andò a rifinire quello di Jacques Heim che, due mesi prima, aveva pubblicizzato l’Atome, considerato il costume da bagno più mini della moda mondiale. Bene, proprio Reard riuscì a rendere questo prototipo ancora più piccolo, tanto che fu difficile trovare una modella disposta a indossarlo e sfilare in passerella. Poi, spuntò lei, la bella danzatrice e spogliarellista del Casino de Paris, la francese Micheline Bernardini, da allora nota per aver vestito per l’appunto il “primo bikini” della storia.

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Quando i cartoni animati non si nascondono dietro metafora e parlano di steroidi

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Da qualche tempo circola in rete una notizia che ha acceso la mia lampadina cerebrale. Una notizia misto scoop che deve aver traumatizzato milioni di persone, specialmente i tanti appassionati dei cartoni Disney, quelle fiabe celestiali e buoniste (ma alquanto irreali) che ci hanno accompagnati visivamente per tutta l”infanzia. Ecco la “catastrofica” rivelazione diffusasi tra gli internauti: “Snow White is said to be a metaphor for cocaina, and each of the seven dwarfs a sire effect of using drug“, traducendo “La favola di Biancaneve è vista come una metafora dell”uso di cocaina, e ognuno dei sette nani rappresenterebbe uno degli effetti collaterali derivanti dall”uso della droga”. Questa “bomba a mano” mediatica sarebbe scoppiata a seguito di uno studio condotto dalla New York University, e guidato dal prof. Mitchell Stephens, ricercatore e ordinario di Storia della Televisione, Giornalismo e Comunicazione di Massa dell”ateneo in questione. Tutto una bufala clamorosa (compreso, a quanto pare, lo studio americano). La favola di Biancaneve, quella che tutti noi conosciamo, è stata presumibilmente concepita prima del 1932, quando si sapeva sì che la cocaina produceva euforia (con qualche danno collaterale a livello psichico, come allucinazioni o similari), ma non si aveva ancora la “percezione moderna” di tutti i suoi effetti. Comunque le analogie con la fiaba Disney non si possono non notare. In primis, perché la droga in polverina bianca viene chiamata “neve” (bianca-neve), poi perché, come dicevamo sopra, i nomi dei nani sono da par loro alquanto allusivi. Cucciolo, per esempio, che in americano si chiama Doopey, sinonimo di “sfatto”, o Eolo, Sneezy, che con tutti quegli starnuti pare avere dei seri “problemi nasali”, e via discorrendo.

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“Il cibo uccide”? Alimentazione come fumo, le etichette contro l’obesità

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“Il fumo crea dipendenza, non iniziare”, “Fumare in gravidanza fa male al bambino”, “Il fumo nuoce gravemente alla salute”, e ancora “Il fumo uccide”. Da quando le “inquietanti” etichette per la campagna contro il tabagismo sono state impresse in modo indelebile sui pacchetti di sigarette, la loro composizione di lettere in neretto è pronta a ricordare ai consumatori incalliti gli effetti nocivi che il fumo certo non risparmia alla salute. Ma, parlando di una cosa già nota a tutti (maniaci del tabacco compresi), chissà in quanti abbiano realmente preso in considerazione la campagna anti fumo, e chissà in quanti abbiano, al contrario, evitato di far caso a quelle scritte così allarmanti. Ebbene, nel 2014, le sigarette passano il testimone all’alimentazione. Perché quello dell’obesità (adulta o infantile che sia), al pari del fumo, è un problema che deve essere tenuto sotto controllo. A questo proposito, ecco arrivare le proposte: più educazione in materia di cibo, fermo agli spot pubblicitari sul junk food, soprattutto quando potrebbero essere presenti dei bambini, tasse maggiori per scoraggiare il consumo di alimenti grassi e, soprattutto, etichette choc che mostrini i danni di una dieta scorretta sulla salute. Insomma, “il cibo come le sigarette”.

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Sesso, in quale situazione le donne raggiungono più facilmente l’orgasmo?

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Non abbiamo mai trattato l’argomento sesso? Bene, oggi lo facciamo… perché si tratta pur sempre di “salute” e benessere psico-fisico. La notizia è questa: la dottoressa Justin Lehmiller, una ricercatrice dell’università di Harvard (Massachussetts), come riporta il sito web «Huffington Post», ha spiegato, tramite un’accurata e precisa infografica, in quale situazione sessuale una donna riesca a raggiungere più facilmente l’orgasmo. Una domanda che, sicuramente, si saranno posti migliaia e migliaia di uomini – quelli realmente interessati alla soddisfazione fisica delle loro partner, che siano occasionali o “fisse”. Secondo uno studio made in America, le donne (e molte di loro ne sono senz’altro consapevoli) proverebbero più piacere quando conoscono meglio il loro compagno di letto. A quanto pare, dunque, la classica “botta e via” non regala grandi soddisfazioni in fatto di godimento fisico, soprattutto perché gli amanti occasionali (maschi), troppo spesso, si concentrano su se stessi e sulla loro soddisfazione sessuale, trascurando i bisogni delle donne. Al contrario, il piacere femminile diventa più intenso quando la relazione si fa man mano più “seria”, perlomeno sotto le lenzuola.

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Chi usa i tubi nell’intestino, chi si dà allo yoga. Le stranezze dei vip in materia di salute

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Chissà se alcune celebri e quantomai seguite serie televisive mediche made in America, come Dr. House – Medical Division, Greys’s Anantomy o E. R. – Medici in prima linea, avranno insegnato qualcosa di saggio ai tanti vip che passano le loro giornate a sperimentare le “cure” più bizzarre ed eccentriche. Sì, perché in fatto di salute, il mondo dei personaggi dello spettacolo si contraddistingue per le sue innumerevoli stravaganze, e, come ha riportato il «Daily Mail», queste stesse stravaganze non passano certo inosservate alla “gente comune”. Pare infatti che quattro donne su cinque si facciano abbindolare dai rimedi inutili e spesso pericolosi adottati dalle celebrità dello star system. L’ultima trovata? Quella del cupping, tazzine bollenti che vengono applicate sul corpo per migliorare la circolazione sanguigna e linfatica. Le stesse tazzine che hanno lasciato “segni vistosi” sul corpo della bella attrice statunitense Gwyneth Paltrow, apparsa – come ricorda ancora il noto tabloid britannico – con evidenti scottature circolari sulla schiena in alcune serate di gala.

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“Selfie” in palestra, quando è di moda mostrare al mondo i propri addominali

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Perché vogliamo far sapere a tutto il mondo dove siamo, cosa facciamo e con chi stiamo in un determinato momento della nostra giornata? Perché ci teniamo così tanto a pubblicare le nostre foto più intime e i nostri pensieri più reconditi in una pagina mobile per ottenere un “mi piace” o qualche commento divertente da far leggere a centinaia e centinaia e centinaia di persone “come noi”? E, soprattutto, perché siamo smaniosi di mostrare al mondo social il nostro corpo… e le sue trasformazioni? Belle domande. Da quando il genio statunitense di Mark Elliot Zuckerberg, classe 1984, ha inventato il popolo di Facebook, la nostra vita (sociale e non sociale) non è più la stessa. E da quando gli Smartphone – sempre connessi alla rete – vengono comprati sul mercato neanche fossero frutta da consumare a pranzo… beh… la situazione è ulteriormente peggiorata.

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