Cos’è la sindrome metabolica

- Scritto da in Dimagrimento Salute

Secondo recenti statistiche, oltre 7 milioni e mezzo di italiani soffre di obesità a livello centrale o addominale. La pancetta riguarda il 20% della nostra popolazione e si tratta di un problema non solo estetico perché quando parliamo di grasso localizzato parliamo anche di uno dei maggiori indicatori di rischio della sindrome metabolica.

La sindrome metabolica definisce una serie di problematiche che hanno come denominatore comune una sostanziale inefficacia dell’insulina, chiamata insulino resistenza.

La sindrome metabolica è l’anticamera di malattie gravi dall’ipertensione al diabete, dall’infarto ai tumori e così via. La sindrome metabolica è considerata epidemica nella popolazione sopra i 60 anni ma è in aumento anche nei giovani. Seguendo i criteri che riportiamo nel prossimo paragrafo è possibile diagnosticare la sindrome metabolica.

Come riconoscere la sindrome metabolica: i fattori di rischio

Secondo le linee guida americane, un individuo è colpito da sindrome metabolica se presenta almeno tre dei seguenti fattori di rischio:

  • una circonferenza del girovita superiore a 102 cm degli uomini e a 88 cm nelle donne
  • un livello di trigliceridi superiore a 150 mg per decilitro
  • una concentrazione di colesterolo HDL inferiore a 50 mg per decilitro negli uomini e a 40 le donne
  • una pressione arteriosa superiore a 130/85 mm/Hg
  • una glicemia a digiuno superiore a 110 mg/dl

Secondo invece l’International Diabetes Federation un soggetto è affetto da sindrome metabolica se presenta obesità addominale e due dei fattori di rischio. Considerando i criteri di valutazione di questo ente, la circonferenza addominale determina obesità quando superi i 94 cm negli uomini e gli 80 nelle donne. Anche i livelli di glicemia a digiuno risultano differenti e viene considerata a rischio quando superi i 300 mg per decilitro. Le altre linee guida si allineano ai valori di quelle americane.

In realtà è opportuno approfondire il fattore del girovita per determinare l’obesità addominale perché è evidente che la misurazione fornirà un impatto differente se parliamo di un individuo alto 190 cm o un metro e 65. Una misura superiore a 94 cm per una persona alta un metro e 90 potrebbe non indicare obesità addominale e sarebbe quindi più realistico utilizzare l’indice di massa corporea che correla il peso con l’altezza.

Ad esempio un indice superiore a 25 indica un forte stato di sovrappeso che andrebbe associato al rapporto tra vita e fianchi che indica l’obesità addominale: se quest’ultimo valore è superiore a 0,9 nei maschi e a 0,85 nelle donne ecco che allora si rivela un importante accumulo addominale che genera rischio per la salute.

Verificare esattamente l’eventuale livello di obesità

Il valore che indica il rapporto tra il girovita e il giro fianchi è particolarmente importante perché è sintomo di un accumulo di grasso specifico rispetto la parte inferiore del corpo e evita quindi di prendere in considerazione degli indici di massa corporea che potrebbero apparire solo a prima vista squilibrati per via di una notevole presenza di massa muscolare, tipica ad esempio dello sportivo.

È proprio il grasso invece a rappresentare il vero problema perché non è solamente un deposito ma un vero e proprio organo endocrino che genera cellule infiammatorie e peggiora la resistenza all’insulina. Se l’ipertensione è generata da una resistenza all’insulina allora in primo luogo è opportuno trattare quest’ultima intervenendo sulla causa scatenante.

Tale causa è rappresentata da un eccessivo consumo di zuccheri e carboidrati raffinati eventualmente in associazione anche ad un eccesso di grassi saturi e di sale. Diventa chiaro quindi che oltre all’attività fisica, soprattutto la dieta è la chiave per prevenire e trattare la sindrome metabolica.