Vita più lunga e in salute? Possibile, se mantieni i muscoli

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Spesso ci si chiede se la pratica sportiva sia davvero benefica per la nostra salute soprattutto sul lungo periodo e la risposta dipende sicuramente da alcune variabili. La prima di queste è valutare se si tratti di uno sport praticato in maniera agonistica oppure no. Questo perché lo sport agonistico non può essere definito salutare per via delle estremizzazioni coinvolte finalizzate sia alla vittoria sia al superamento di certi limiti fisici individuali che portano l’organismo ad essere sollecitato in maniera superiore rispetto al massimale, con effetti facilmente deleteri.

Per quanto riguarda la pratica sportiva non agonistica, quella ludica può essere dannosa o inutile dal punto di vista del benessere a seconda di come è praticata, invece l’attività fisica ben strutturata è senz’altro efficace, se rispetta alcuni criteri che tra poco affronteremo.

L’attività fisica fa bene o fa male?

Una attività fisica regolare e moderata è molto importante per modulare l’aspettativa di vita e si stima che possa ridurre del 20% la mortalità per qualsiasi causa. La salute è sinonimo di resistenza, forza, massa ossea, capacità cardiopolmonare, tutte qualità che possono essere sviluppate e mantenute grazie all’esercizio fisico continuativo. Ma perché l’attività fisica risulti davvero efficace essa deve rispettare alcuni parametri che riguardano sia la frequenza, sia l’intensità, sia la durata dell’esercizio.

In primo luogo l’attività fisica andrebbe svolta almeno tre volte ogni settimana ad una certa intensità che per quanto riguarda l’aerobica si determina in funzione della frequenza del cuore mentre per quanto riguarda un allenamento con i pesi può essere definita in funzione dell’acido lattico prodotto o di un certo peso sollevato o utilizzato durante il movimento. Un esercizio fisico moderato dovrebbe durare dai 30 ai 40 minuti e i tempi sono dimezzati in caso di intensità elevate.

Attività fisica e alimentazione per aumentare la longevità

Abbiamo quindi confermato che l’attività fisica regolare ad alcune condizioni possa davvero favorire la longevità ma per quanto riguarda l’alimentazione la questione diventa più complessa perché troviamo pareri contrastanti.

Secondo uno studio portato avanti dall’Università di Oxford su 60.000 persone inglesi, suddivise per tipologia di dieta, carnivora, vegetariana o pescetariana, non sono state riscontrate particolari differenze in termini di mortalità. Ci sono però degli studi epidemiologici e osservazionali che vanno ad indicare come le popolazioni più longeve del mondo siano quelle che seguono una dieta in prevalenza vegana e pescetariana, riducendo al minimo carne e latticini e quindi certe categorie di proteine.

Effettivamente le proteine vanno a stimolare il fattore di crescita e la proliferazione tumorale, tuttavia per quanto riguarda la condizione di uno sportivo che deve sopperire ai consumi relativi all’allenamento, la quantità proteica va sicuramente aumentata rispetto al fabbisogno minimo stimato di 0,8 g per ogni chilo di peso, arrivando ad esempio ad ingerire da 1,5 a 2,2 g per ogni chilo negli sport che hanno per obiettivo l’aumento della massa e della forza.

Se la restrizione calorica può essere positiva per i sedentari, si tratta di una strategia non adottabile dagli atleti che senza proteine e senza sufficienti calorie non potrebbero costruire e mantenere la loro massa muscolare. Questo non significa però che avere più muscoli significhi meno longevità. Gli uomini e le donne con una massa muscolare superiore riescono ad arrivare all’età più anziana in condizioni decisamente migliori in termini di autonomia e di capacità di movimento, nonché una minore tendenza ai traumi e agli infortuni.