Quante volte ci sarà mai capitato di tentare di resistere davanti a un sacchetto di patatine, a una tavoletta di cioccolato o a una porzione di fritti misti, per poi cedere alla gola con relativo senso di colpa postumo? Il “fascino indiscreto degli alimenti ipercalorici” colpisce ognuno di noi, indistintamente. Chi si lascia sopraffare dalla “trasgressione” a metà mattinata, chi durante un fugace spuntino pomeridiano, chi la sera prima di andare a dormire. Ora, dagli Stati Uniti (paese in cui, di alimenti grassi, se ne consumano eccome), arriva una notizia che rassicurerà tutti gli amanti dei cosiddetti “cibi spazzatura“: il cervello può essere allenato a preferire pietanze a basso consumo calorico e quindi maggiormente salutari. Come? Ce lo spiega la ricerca di alcuni scienziati della Tufts University e del Massachusetts General Hospital, pubblicata su «Nutrition&Diabets».read more
«Non sorridete, caro Mittler, o magari sorridete pure! Oh! Io non mi vergogno di questa devozione, di questa, se volete, pazza insensata passione. No, io non ho ancora mai amato, ora apprendo che cosa significhi. Fin qui, nella mia vita, non s’era avuto che preludio, attesa, passatempo, spreco di tempo, finché non la conobbi, finché l’amai, e allora veramente amai». [Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive]read more
Nel moderno e variegato tripudio di diete, roba da far girare la testa anche a chi, di dieta, proprio non vuole sentirne parlare, non poteva certo mancare, vista la stagione dell’anno in cui ci troviamo, quella dal retrogusto estivo, almeno nel nome: si chiama South Beach ed è stata messa a punto dal dottor Arthur Agatston, direttore del centro di prevenzione delle patologie del cuore del Mount Sinai di Miami Beach, in Florida. Questo regime alimentare si basa su un principio cardine: regolare il consumo di carboidrati, responsabili dell’adipe in eccesso. Pane, pasta, fratelli e sorelle hanno infatti l’ingrato compito di essere digeriti troppo velocemente, e dunque innalzano il livello di insulina nel sangue (ormone peptidico dalle proprietà anaboliche che ha la funzione di regolare i livelli di glucosio ematico ed è responsabile del cosiddetto “fenomeno di ingrassamento”, lo stoccaggio dei lipidi all’interno del tessuto adiposo). Per intenderci… Se i livelli di insulina nel sangue si innalzassero troppo rispetto alla media, l’organismo non solo diventerebbe soggetto ad accumulare grasso, ma avrebbe anche più voglia di consumare carboidrati. Il detto “Ti do una mano e ti prendi tutto il braccio”? Quantomai azzeccato. Più zuccheri vengono sintetizzati dall’organismo, più questo sente il bisogno di introdurne degli altri. Ecco il compito principale della dieta South Beach: disinnescare questo congegno e sostituire i carboidrati buoni a quelli “cattivi”.read more
Da qualche tempo circola in rete una notizia che ha acceso la mia lampadina cerebrale. Una notizia misto scoop che deve aver traumatizzato milioni di persone, specialmente i tanti appassionati dei cartoni Disney, quelle fiabe celestiali e buoniste (ma alquanto irreali) che ci hanno accompagnati visivamente per tutta l”infanzia. Ecco la “catastrofica” rivelazione diffusasi tra gli internauti: “Snow White is said to be a metaphor for cocaina, and each of the seven dwarfs a sire effect of using drug“, traducendo “La favola di Biancaneve è vista come una metafora dell”uso di cocaina, e ognuno dei sette nani rappresenterebbe uno degli effetti collaterali derivanti dall”uso della droga”. Questa “bomba a mano” mediatica sarebbe scoppiata a seguito di uno studio condotto dalla New York University, e guidato dal prof. Mitchell Stephens, ricercatore e ordinario di Storia della Televisione, Giornalismo e Comunicazione di Massa dell”ateneo in questione. Tutto una bufala clamorosa (compreso, a quanto pare, lo studio americano). La favola di Biancaneve, quella che tutti noi conosciamo, è stata presumibilmente concepita prima del 1932, quando si sapeva sì che la cocaina produceva euforia (con qualche danno collaterale a livello psichico, come allucinazioni o similari), ma non si aveva ancora la “percezione moderna” di tutti i suoi effetti. Comunque le analogie con la fiaba Disney non si possono non notare. In primis, perché la droga in polverina bianca viene chiamata “neve” (bianca-neve), poi perché, come dicevamo sopra, i nomi dei nani sono da par loro alquanto allusivi. Cucciolo, per esempio, che in americano si chiama Doopey, sinonimo di “sfatto”, o Eolo, Sneezy, che con tutti quegli starnuti pare avere dei seri “problemi nasali”, e via discorrendo.read more
Ma quali bistecche al sangue, fettine dorate in padella o pollo alla griglia… A quanto pare, non si deve necessariamente mangiare carne per sfoggiare bicipiti extra large ed essere invidiati per la propria forza muscolare. Questa è la storia dell’americano Rob Bigwood, convinto vegano, attivista in materia di diritti degli animali, art director in NYC e, udite udite, Arm Wrestler professionista, personaggio di spicco degli AMC’s Games of Arms (tornei per potenti “braccio di ferro”). Intervistato per il sito estero veganbodybuilding.com, Rob, un omone tatuato dallo sguardo delicato e il cuore tenero, ha spiegato come il non mangiare carne e il partecipare a gare di forza possano essere due percorsi intrecciabili tra loro. «Sono un braccio di ferro professionista da quando ho compiuto diciotto anni – racconta al sito web di riferimento –, e vegetariano dai ventiquattro».read more
Ore e ore spese in palestra a fare addominali per avere un girovita e una tartaruga al cardiopalma? Niente di più semplice. In Asia, è stato studiato un metodo “sbrigativo”, e senz’altro meno faticoso, per mantenere in forma il proprio addome. Secondo una ricerca coreana, pubblicata su «Acupuncture in Medicine», l’agopuntura nella parte esterna dell’orecchio, con cinque punti di stimolazione, aiuterebbe a ridurre l’adipe in eccesso, favorendo il ritorno (o la prima venuta) dei desiderati quadratini che tanto ricordano il guscio delle testuggini. I ricercatori asiatici hanno dimostrato che, utilizzando questa stimolazione continua di cinque punti dell’orecchio esterno, rispetto a quella che ne prevede uno solo, il grasso può sciogliersi più facilmente, lasciando libero spazio alla costruzione di un apparato addominale iper tonico. «In entrambi i casi (con il metodo dell’agopuntura, ndr.) abbiamo osservato un calo del girovita – spiegano gli studiosi –, ma c’è stata una diminuzione maggiore quando i pazienti sono stati trattati con i cinque punti di contatto rispetto a uno solo». Dei 91 soggetti che hanno preso parte all’esperimento (tutti con un indice di massa corporea pari o superiore a 23), 30 sono stati trattati mediante l’inserimento cutaneo, nell’orecchio, di cinque aghi, per una profondità di due millimetri, fissati alla pelle con un nastro adesivo e tenuti in posizione per un’intera settimana. Il risultato è stato sorprendente. «L’agopuntura con cinque punti – precisano ancora i ricercatori coreani – può essere appropriata per affrontare il grasso addominale».read more
“Il fumo crea dipendenza, non iniziare”, “Fumare in gravidanza fa male al bambino”, “Il fumo nuoce gravemente alla salute”, e ancora “Il fumo uccide”. Da quando le “inquietanti” etichette per la campagna contro il tabagismo sono state impresse in modo indelebile sui pacchetti di sigarette, la loro composizione di lettere in neretto è pronta a ricordare ai consumatori incalliti gli effetti nocivi che il fumo certo non risparmia alla salute. Ma, parlando di una cosa già nota a tutti (maniaci del tabacco compresi), chissà in quanti abbiano realmente preso in considerazione la campagna anti fumo, e chissà in quanti abbiano, al contrario, evitato di far caso a quelle scritte così allarmanti. Ebbene, nel 2014, le sigarette passano il testimone all’alimentazione. Perché quello dell’obesità (adulta o infantile che sia), al pari del fumo, è un problema che deve essere tenuto sotto controllo. A questo proposito, ecco arrivare le proposte: più educazione in materia di cibo, fermo agli spot pubblicitari sul junk food, soprattutto quando potrebbero essere presenti dei bambini, tasse maggiori per scoraggiare il consumo di alimenti grassi e, soprattutto, etichette choc che mostrini i danni di una dieta scorretta sulla salute. Insomma, “il cibo come le sigarette”.read more