Le potenzialità meno note della creatina

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La scienza e l’esperienza sul campo lo confermano: la creatina è uno di quegli integratori che funzionano universalmente e che già dopo poche settimane dalla prima assunzione è capace di mostrare importanti risultati in termini di maggiore massa muscolare e di forza, consentendo miglioramenti anche a soggetti più allenati – per i quali progressi costanti risulterebbero normalmente più difficili.

La creatina è sicuramente una delle molecole più studiate in assoluto per sostenere le prestazioni degli atleti agonisti e la fase del recupero, aumentando altresì la forza esplosiva. Tuttavia negli ultimi 15 anni la creatina è diventata protagonista anche in ambito clinico per quanto riguarda la prevenzione e il trattamento di malattie neurodegenerative come ad esempio l’Alzheimer ed il Parkinson.

Creatina e malattie degenerative: la sinergia con il Q10

Le malattie neurodegenerative sono di solito caratterizzate dalla degradazione dei neuroni in alcune aree cerebrali, disfunzione che può essere più o meno grave a seconda della progressione della malattia.

Numerose ricerche scientifiche hanno correlato l’integrazione di creatina ed altri principi attivi nell’ambito di queste malattie, scoprendo come l’assunzione di creatina esplichi effetti positivi nei confronti dei mitocondri coinvolti nel Parkinson, diminuendo la quantità di energia utilizzabile nello sviluppo delle tossine correlate. La creatina insieme al coenzima Q10 è stata identificata come agente protettore nei confronti del morbo di Parkinson indotto su alcune cavie con risultati eccellenti già dopo circa un mese di terapia.

La creatina inoltre esplica un effetto antiossidante e neuro protettivo bloccando la perdita di neuroni che producono tirosina, un enzima che riduce le proprie funzionalità per gli effetti delle tossine MPTP tipiche del Parkinson.

Il coenzima Q 10 particolare lavora come antiossidante e coadiuvante nel movimento di elettroni mentre la creatina migliora la produzione di fosfocreatina intervenendo come sistema tampone dell’energia. Entrambi i principi attivi quindi svolgono un effetto protettivo dei neuroni agendo su processi differenti. Per quanto riguarda l’uomo, la raccomandazione è di assumere dai 2 ai 3 g di coenzimaQ 10 e 30 g al giorno di creatina in caso di patologie come il Parkinson e la malattia di Huntington (così come dimostrato da numerosi studi). Un altro vantaggio di questa sinergia formata da Q10 e creatina è la bassa incidenza di effetti collaterali e la elevata tollerabilità che rendono tale terapia applicabile a un vasto range di soggetti.

Dosaggi della creatina, dall’ambito clinico allo sportivo

È bene notare infine i differenti dosaggi di creatina consigliati in ambito sportivo: numerosi studi hanno confermato una dose di carico da 5 g quattro volte al giorno per 4-6 giorni consecutivi seguiti da tre mesi con un dosaggio di 2 g quotidiani. Un approccio invece più blando ma comunque efficace prevede l’uso di 2,5 g al giorno per un periodo che non superi le due settimane facendo seguire ad ogni ciclo almeno un mese di sospensione. Questa pausa è motivata dal fatto che i muscoli hanno una capacità massima di stoccaggio di creatina e più elevata è la sua concentrazione e meno il muscolo risponde a una nuova integrazione.