Fare sport, fa bene o fa male?

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La pratica sportiva è senza dubbio una buona abitudine per la nostra salute tuttavia non si può rispondere in maniera univoca: i vantaggi dell’attività fisica dipendono da alcune variabili. In primo luogo bisogna considerare se stiamo parlando di uno sport agonistico oppure no. Lo sport agonistico infatti è tendenzialmente portato all’estremo con l’obiettivo di raggiungere la vittoria e superare dei limiti che inducono sull’atleta determinate sollecitazioni sia di tipo psicologico e fisico. Questa condizione soprattutto se è particolarmente prolungata nel tempo può avere degli effetti deleteri per la salute.

Per quanto riguarda lo sport non agonistico parliamo di un’attività fisica di tipo ludico o strutturato. Nel primo caso a seconda di come viene praticato può trattarsi di una abitudine deleteria, si pensi ad esempio al classico calcetto con gli amici un paio di volte al mese senza allenamento e senza defaticamento… mentre un’attività fisica strutturata secondo certi criteri risulta senza dubbio molto efficace in termini di benessere.

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Attività fisica e benessere: l’ambito non agonistico

L’attività fisica di tipo moderato e regolare influenza e migliora l’aspettativa di vita riducendo di circa il 20% il tasso di mortalità per qualsiasi causa. Tuttavia per risultare così efficace questo esercizio fisico deve osservare alcune condizioni in termini di frequenza, intensità, durata e tipo di esercizio svolto. Per sortire effetti benefici deve essere eseguito almeno tre volte alla settimana ad un’intensità che è legata alla frequenza cardiaca nel caso di un allenamento aerobico e all’utilizzo di un certo carico in percentuale rispetto al massimo che si può sollevare nell’ambito di un allenamento con i pesi. Per quanto riguarda la durata devono essere svolti almeno 30 o 40 minuti di attività moderata mentre ne bastano 20 in caso di un esercizio più intenso.

L’importanza dell’alimentazione abbinata allo sport

L’attività fisica quindi entro certi parametri può sicuramente favorire la longevità di chi la pratica ma è altrettanto importante curare anche l’aspetto alimentare. A tale riguardo osserviamo pareri contrastanti circa la dieta che può risultare migliore. Gli studi più vasti indicano che le popolazioni più longeve del mondo seguono delle diete prevalentemente vegetali riducendo al minimo le dosi di carne e latticini. Un apporto calorico controllato e una riduzione di proteine può risultare un substrato favorevole ad una maggiore longevità tuttavia si tratta di due condizioni che non possono andare bene per un atleta che necessita di conservare o aumentare la propria massa muscolare.

Questo non significa che chi pratica sport e per questo necessita di un quantitativo calorico proteico superiore abbia una inferiore aspettativa di vita. Tutto ovviamente è relativo alla qualità dell’alimentazione e dell’attività fisica praticata.

Rispetto alla classica dieta occidentale molto ricca di grassi saturi, idrogenati e prodotti raffinati, scarse dosi di frutta verdura e quindi poche fibre e micronutrienti, lo sportivo a maggior ragione dovrà osservare una dieta più consapevole e coscienziosa per i propri obiettivi. È fondamentale inoltre concedere al proprio corpo dei periodi di riposo regolari sia livello di singola zona muscolare sia di qualità del riposo notturno. I migliori personal trainer consigliano di programmare uno scarico dell’allenamento ogni tre mesi in maniera da non compromettere le performance e la massa muscolare ma creando addirittura i più favorevoli presupposti per ulteriori miglioramenti anche in termini di longevità.