Credenze alimentari e carboidrati: sfatiamo alcuni miti

- Scritto da in Alimentazione

In ambito alimentare ascoltiamo costantemente informazioni dedicate al fitness, al benessere, alla dieta quotidiana ma spesso le proposte sono totalmente prive di valore scientifico. Un esempio su tutti può essere rappresentato dal soggetto che segue una dieta per dimagrire, si ripresenta al controllo successivo con dei chili in più affermando di aver non solo seguito la dieta ma addirittura mangiato di meno, bevendo di più… ma non acqua semplice, bensì bevande con etichetta Light. Ovviamente questo ipotetico soggetto non sa che queste bevande sono bombe di zuccheri con effetto ingrassante e che ridurre le calorie rispetto alla dieta non fa altro che suggerire al corpo di trovarsi in uno stato di pericolosa carestia da contrastare proprio riducendo l’ossidazione dei grassi e favorendone l’accumulo per mantenere in vita il corpo.

Questa disinformazione ha colpito in maniera estrema la popolazione americana, che ha ricevuto in maniera massiccia informazioni e pubblicità di cibi privi di grassi, arrivando persino a stampare sulla confezione di uno zucchero da cucina la scritta no fat. Se ovviamente lo zucchero raffinato da cucina non contiene grassi, non è vero che non faccia ingrassare: ad ogni modo questo tipo di atteggiamento non ha fatto altro che aumentare ulteriormente il numero degli obesi nel continente americano. Qui in Italia il concetto dell’alimentazione è in genere più equilibrato proveniendo dalla cultura della dieta mediterranea che privilegia i carboidrati fondamentali per la produzione energetica ma è comunque importante sfatare alcune credenze che riguardano i carboidrati stessi per non cadere nello stesso errore degli americani.

I carboidrati fanno sempre bene?

Negli ultimi anni, se da una parte grassi sono considerati cattivi, i carboidrati sono considerati buoni prendendo in esame ad esempio il loro ruolo energetico. La quota consigliata può variare dal 50 fino all’80% rispetto le calorie totali assunte e a seconda dell’attività fisica praticata. Un consumo così elevato di carboidrati però non fa sempre bene al fisico ed in primo luogo è opportuno distinguere quelli semplici da quelli complessi.

I primi vengono assorbiti più velocemente del nostro corpo, come accade con il fruttosio, il maltosio, il lattosio per chi lo digerisce. I secondi invece sono polisaccaridi di come le maltodestrine che di solito il corpo tende ad assorbire in maniera rallentata. La quantità assunta di carboidrati e la velocità del loro assorbimento determina la curva glicemica che nel caso dei carboidrati semplici porta a una stimolazione di insulina che probabilmente è precursore non solo dell’obesità ma anche di malattie croniche degenerative come il diabete.

I carboidrati complessi non aumentano il grasso?

Alcuni carboidrati complessi come quelli che provengono dalla raffinazione dei cereali hanno un indice glicemico estremamente alto e questo significa che una volta ingeriti fanno sì che la glicemia si alzi in un arco di tempo molto breve stimolando la liberazione dell’insulina che a sua volta favorisce l’aumento del grasso.

I carboidrati sono utilizzati sempre per la sintesi energetica durante l’attività fisica?

Tale affermazione non è corretta perché pur essendo vero che i carboidrati sono fondamentali in ambito sportivo soprattutto nelle applicazioni di resistenza, bisogna chiarire un paio di concetti. In primo luogo il pasto prima della gara non deve essere costituito solamente da carboidrati ma anche da una giusta quota di proteine e di grassi che allungano i tempi di assorbimento e consentono rifornimenti energetici costanti e prolungati. In secondo luogo non sempre i carboidrati sono il carburante che il nostro corpo utilizza in via preferenziale per l’energia perché uno sportivo ben allenato che  si sottopone a sforzi aerobici cioè di resistenza prolungata utilizzerà in via preferenziale i grassi per prolungare la prestazione senza intaccare le riserve di glicogeno che se esaurite andrebbero ad intaccare la prestazione.