Vitamina D: ecco perchè la scienza la considera un ormone

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La vitamina D fa riferimento a due molecole distinte, la cosiddetta D2 (ergocalciferolo) e la D3 (colecalciferolo) che nel mondo degli integratori sono ricavate di solito rispettivamente dal regno vegetale e da quello animale; esiste tuttavia anche la D3 vegetale, per questo meglio verificarne la provenienza nel caso di specifiche scelte personali.

Ad ogni modo, in passato la scienza considerava equivalenti questi due formati per quanto riguarda la attività biologica da essi svolta, tuttavia oggi sappiamo che mentre la prima è poco abbondante e viene rapidamente catabolizzata dall’organo epatico, la vitamina D3 è quella che svolge un ruolo predominante nella biologia dell’uomo.

Vitamina D3: carenza di calcio e attività ormonale

Il contenuto di vitamina D di entrambi i micronutrienti proveniente dalla normale dieta non è sufficiente a sopperire il fabbisogno attuale se non nella misura minima del 20%.

La fonte principale di questa vitamina è rappresentato dalla sintesi che avviene spontaneamente nel nostro corpo a livello della cute attraverso l’azione del sole. Nella nostra pelle infatti si trova una pro-vitamina che deriva dal colesterolo e che grazie all’esposizione solare si converte spontaneamente in D3. Si tratta di un micronutriente fotosensibile quindi se non viene riversato rapidamente in circolo si degrada – e non è mai possibile accumularne quindi quantità significative -.

La vitamina D3 sintetizzata a livello cutaneo o assunta con il cibo è biologicamente inattiva e quindi deve essere soggetta ad alcune reazioni chimiche prima nel fegato e poi nei reni per essere convertita nella forma attiva della vitamina D che è anche nota con il nome di calcitriolo, un ormone fondamentale per la biologia dell’uomo. Esso interviene nella modulazione del sistema immunitario, nella regolazione dei livelli di serotonina, nella secrezione dell’insulina e ovviamente nella gestione del calcio, argomento che approfondiamo nel prossimo paragrafo.

Calcitriolo, vitamina D3 attiva e il turnover delle ossa

Questo ormone infatti interviene nei casi di carenza di calcio per aumentare la concentrazione ematica ricavando calcio (e fosforo) da tre processi:

  1. promuovendo l’assimilazione intestinale
  2. aumentando il riassorbimento renale e riducendone quindi l’espulsione attraverso l’urina
  3. stimolando gli osteoclasti, che erodendo la matrice delle ossa determinano un rilascio di calcio del flusso ematico.

Quest’ultimo processo può sembrare controproducente tuttavia bisogna sapere che mantenendo un’adeguata concentrazione di calcio nel sangue si previene nel complesso una perdita di questo minerale dalle ossa.

L’incremento di calcio nel sangue dovuto all’assorbimento intestinale fa in modo che l’osso riceva più calcio di quanto ne perda a seguito dell’azione degli osteoclasti: La continua disponibilità di questo minerale nel sangue quindi consente al corpo di poter scegliere dove indirizzarlo, a seconda di dove risulti in corso un processo di mineralizzazione.

Questo gioco di equilibri deve da una parte consentire la realizzazione della struttura ossea e dall’altra prevenire la presenza di sali di fosfato e di calcio insolubili lungo le pareti dei vasi. Infatti solo nei casi di grave carenza di vitamina D oppure di calcio si verifica una perdita sostanziale di questo minerale a carico delle ossa.

Il nostro scheletro si modifica continuamente in un processo che viene denominato di turnover e la D3 gioca in questo sistema un ruolo essenziale. Il calcio risponde anche ad altre importanti funzioni biologiche come il trasporto delle informazioni tra una cellula e l’altra, il rilascio di neurotrasmettitori, il sostegno alla coagulazione del sangue e la possibilità di eseguire contrazioni muscolari. Si consideri che una carenza di calcio può causare spasmi muscolari mentre un suo eccesso può provocare aritmie cardiache e fibrillazioni.