“Selfie” in palestra, quando è di moda mostrare al mondo i propri addominali

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Perché vogliamo far sapere a tutto il mondo dove siamo, cosa facciamo e con chi stiamo in un determinato momento della nostra giornata? Perché ci teniamo così tanto a pubblicare le nostre foto più intime e i nostri pensieri più reconditi in una pagina mobile per ottenere un “mi piace” o qualche commento divertente da far leggere a centinaia e centinaia e centinaia di persone “come noi”? E, soprattutto, perché siamo smaniosi di mostrare al mondo social il nostro corpo… e le sue trasformazioni? Belle domande. Da quando il genio statunitense di Mark Elliot Zuckerberg, classe 1984, ha inventato il popolo di Facebook, la nostra vita (sociale e non sociale) non è più la stessa. E da quando gli Smartphone – sempre connessi alla rete – vengono comprati sul mercato neanche fossero frutta da consumare a pranzo… beh… la situazione è ulteriormente peggiorata.

Tutta questa premessa per parlare dei tanti famigerati “uomini che si fanno i selfie“. Il termine selfie, come tutti ormai sapranno, è una parola inglese che può essere tradotta dallo slang come “autoscatto”, uno foto che immortala noi stessi, da soli o in compagnia, eseguita tipicamente con un palmare, una fotocamera digitale o, nell’era moderna, con un telefono cellulare. Insomma, una foto sempre a portata di mano. Con il successo di Instagram, Twitter e Facebook, gli utenti pubblicano continuamente immagini tratte dalla loro vita quotidiana, con l’unico scopo di condividerle con il mondo intero. Ci si tagliano i capelli, ecco lo scatto. Si ci mette il primo costume dell’anno, ecco lo scatto. Si bacia il fidanzato, ecco lo scatto. Si fa una gita fuori porta in una capitale straniera, ecco lo scatto. Ogni occasione (erotica, stupida, seria, divertente, melodrammatica) è buona per pubblicare foto sulle proprie pagine web. Che siano senza veli o vestite poco importa. L’importante è ottenere cuoricini, pollicioni giganti di adesione, o commenti eccitati di approvazione. Perché il nostro mondo, che rispettiamo o meno, gira tutto intorno a un “mi piace”. Ergo: è un mondo che vive di apparenza.

La palestra (insieme al mare, alla strada o al gabinetto di casa) è un ambiente che, più di altri, stimola il nostro essere “vittime consapevoli” dell’altrui voyeurismo. Qui ci sono specchi, attrezzi, pesi, donne che guardano e muscoli che crescono. Dunque, c’è anche qualcuno che ha il coraggio, e naturalmente la voglia, di tirare su la maglietta, scoprire la tartaruga, guardare i risultati dell’addominale perfetto sulla superficie riflettente, tiare fuori il telefonino dalla tasca della tuta… e scattare un selfie. Ma non un autoscatto a uso personale, da lasciare nei meandri privati del proprio computer, bensì una foto da condividere con il mondo. Perché che valore avrà mai un selfie se non si posta su Facebook o similari per far vedere agli amici internauti i progressi dell’andarci, in sala pesi? Allora… Sarebbe davvero divertente comparire sullo sfondo di qualche autoscatto “piacione”, magari un po’ sfocati, magari con uno sguardo perplesso, magari con un’espressione che, tradotta in romano, vorrebbe sottintendere: “Amico, ma che stai a fa’?”

di Eleonora Tesconi