Scopri se la dieta mima-digiuno è adatta a te

- Scritto da in Alimentazione Salute
Aumento massa e dimagrimento insieme

La dieta mima-digiuno è stata teorizzata dal dottor Valter Longo, uno stimato professionista del settore della nutrizione e ricercatore scientifico. Questo particolare approccio alimentare ipotizza una soluzione per prevenire le malattie legate all’invecchiamento.

Si tratta di un regime prevalentemente vegetale e a basso contenuto di proteine che si alterna (con una frequenza variabile in funzione dell’individuo e del suo stato di salute), a giorni di restrizione calorica nella misura di circa 800 – 1000 kcal che provengono prevalentemente da grassi buoni come noci, olio di oliva e vegetali con quantità ridotte di proteine e carboidrati.

Le nostre migliori offerte NutritionCenter.it

FIT Omega-3 100cpsBcaa Complex 2200 400cpsSupreme Isolate 2Kg

La dieta mima-digiuno per prevenire le malattie e rimanere in salute: va bene per tutti?

Il presupposto di questo regime alimentare è l’abbassamento dell’insulina e del fattore di crescita IGF1 come meccanismo preventivo di malattie degenerative. Questo medico ritiene che il fattore di crescita citato sia uno dei principali responsabili nel determinare l’insorgenza delle patologie più gravi e ritiene quindi opportuno consigliare una dieta povera di proteine leggermente sbilanciata a favore di carboidrati da alternare a giorni di simil-ddigiuno per abbassare l’insulina e il fattore di crescita.

A favore di tale teoria il medico riporta numerosi studi effettuati prima su cavie e poi su individui: tuttavia in ambito nutrizionale tali studi epidemiologici presentano qualche limite poiché valutano semplicemente se ad un determinato comportamento a tavola è associabile una certa malattia, allontanandosi dal rapporto diretto tra causa ed effetto, potendo corrispondere semplicemente un nesso casuale.

D’altra parte risultano piuttosto rari gli studi sperimentali in cui vengono confrontati due gruppi campione che seguono regimi differenti dato che si tratta di indagini estremamente costose che richiedono numerose persone e tanto tempo a disposizione.

Fattore di crescita IGF 1 e dieta mima-digiuno

Quello che è opportuno notare in questa sede è che il fattore di crescita risulta stimolato più che dall’assunzione di proteine da un’alimentazione ipercalorica e se quindi è vero che le proteine stimolano l’ormone della crescita che a sua volta stimola il fattore di crescita, è l’associazione di elevati carboidrati ed elevate proteine a risultare la più dannosa e quella che maggiormente stimola insulina e IGF1.

La questione del fattore di crescita legato ai processi di invecchiamento e alla longevità umana è tuttora un argomento ampiamente dibattuto: nelle cavie è stato osservato come bassi livelli del fattore di crescita possano allungare la vita ma nell’uomo non si può ancora affermare la medesima conclusione.

La longevità umana è data da numerosi fattori estremamente complessi che vanno dalla genetica ai fattori ambientali e quelli che influiscono più positivamente sono la pratica dell’esercizio fisico, la dieta, ma anche le relazioni sociali e la psicologia individuale.

La restrizione calorica può risultare sicuramente positiva più che per l’abbattimento dei livelli del fattore di crescita per merito della riduzione dello stress ossidativo determinato da un metabolismo ottimizzato e da una migliore gestione insulinica.

Pratica sportiva e dieta mima-digiuno

È vero che i livelli inferiori del fattore di crescita corrispondono minor incidenza di malattie degenerative, tuttavia aumentano i rischi di scompensi cardiaci e sarcopenia. Com’è possibile quindi conciliare a tale dieta la pratica di sport impegnativi come il ciclismo, il culturismo che hanno necessità di consumare più calorie e proteine?

È opportuno in primo luogo precisare che lo sport agonistico non rappresenta una pratica ideale ai fini della propria salute, tuttavia è opportuno domandarsi se per gli atleti l’effetto risulti il medesimo. Da una parte infatti una sovralimentazione in un soggetto sedentario conduce inevitabilmente a un maggiore stress ossidativo, a una resistenza insulinica e ad un aumento del fattore di crescita 1 con tutti i rischi correlati.

Dall’altra parte abbiamo un atleta che può generare un potenziale antiossidante superiore attraverso i suoi allenamenti e che grazie alla migliore funzionalità della sua muscolatura sviluppa una migliore sensibilità l’insulina e al fattore di crescita per cui i relativi recettori ormonali si sviluppano soprattutto nella muscolatura favorendo la crescita senza dar luogo ad effetti proliferativi in altri tessuti più sensibili (ossia senza aumentare il rischio di tumori).

Se quindi può essere vero che una dieta come quella proposta produca risvolti positivi rispetto ad un’alimentazione eccessiva e scorretta, risulta più educativo e sicuramente più sostenibile, soprattutto per chi pratica sport, seguire una dieta ricca di antiossidanti e nutrienti di origine vegetale con un apporto di calorie e proteine sufficienti e senza eccessi con la finalità di conservare la massa muscolare e il metabolismo attivo.