Quando e perchè le diete non funzionano

- Scritto da in Dimagrimento Salute

Secondo numerose statistiche, le diete ipocaloriche al fine di controllare il peso non funzionano ed in particolare i soggetti in sovrappeso che hanno osservato un programma dietetico restrittivo si sono ritrovati nel corso degli anni addirittura più grassi di coloro che non si erano mai messi a dieta.

Secondo gli scienziati quindi è opportuno seguire una dieta normo calorica ed equilibrata in abbinamento ad un’attività fisica costante. Il punto è che non si è grassi perché si mangia di più, ma perché la società, la pigrizia, lo stress e lo stile di vita ci inducono spesso a muoverci con i mezzi anziché andare a piedi e a sacrificare l’attività fisica per lavori e abitudini legate alla sedentarietà.

Perchè le diete non funzionano? Ecco come reagisce il nostro corpo alla restrizione calorica

Esistono sostanzialmente tre questioni relative ai programmi dietetici che non rispettano le nozioni di base della scienza alimentare:

  1. queste diete mirano a ridurre il peso ma l’approccio corretto sarebbe la riduzione del grasso
  2. queste diete diminuiscono la massa muscolare che invece è la componente più attiva nel bruciare il grasso stesso
  3. le perdite di peso innescate da queste diete sono così veloci che il corpo reagisce difendendosi e conservando il grasso, per via del periodo di carestia che viene percepito. Il grasso in tal senso quindi viene interpretato come un prezioso deposito energetico.

Dato che il grasso in queste condizioni di emergenza, così come le interpreta il corpo, risulta ancora più importante, esso viene eliminato molto più lentamente e quanto più ci si sforza di ridurlo, più il nostro organismo oppone una forma di resistenza.

La restrizione calorica viene infatti scambiata con una situazione di carenza alimentare e quindi la tendenza del nostro corpo è quella di sacrificare la muscolatura cercando di conservare il grasso, per mantenersi in vita. Basta osservare ad esempio i casi di anoressia in cui i soggetti sopravvivono con poco più di 500 cal al giorno e presentano una composizione corporea con un grasso oltre il 30%, risultando tecnicamente obesi: questa percentuale è dovuta al fatto che un tale regime alimentare determina un enorme catabolismo della muscolatura con una riduzione del metabolismo e una tendenza a conservare grasso per la sopravvivenza.

Il corpo quindi si attiva per vanificare gli sforzi di chi cerca di dimagrire, durante e anche dopo la dieta, con il risultato che più facilmente si recuperano i chili in eccesso, anche con gli interessi. La soglia limite è pari a 200-250 g settimana di grasso perduto, raggiunta la quale il corpo innesca quei meccanismi di difesa che abbiamo descritto finora.

Quanto grasso serve e come misurarlo

La percento ottimale di tessuti grassi in un uomo varia tra il 9 e il 12%, e tra il 12 e il 15% per una donna. Tale percentuale deve essere conservata tutto l’anno e in tal modo si ottengono notevoli benefici sia per la salute, sia per la prestazione fisica. Per quanto riguarda l’aspetto estetico, ci ritroviamo quindi a parlare di grasso localizzato. Le percentuali citate infatti comprendono il grasso distribuito in tutto il corpo senza tenere in considerazione zone in cui questo sia quasi assente ed altre dove invece risulti più concentrato.

La percentuale di grasso può essere misurata con infrarossi, con l’immersione in acqua, con gli esami impedenziometrici, con la plicometria, ma la maggior parte di questi sistemi non dà informazioni circa la sua distribuzione. Solo l’indagine computerizzata MOC è in grado di definire le percentuali a livello delle varie zone muscolari limitatamente agli arti superiori, a quelli inferiori e al tronco.

Tuttavia le zone come glutei, i fianchi, le parti interne del ginocchio non sono tenute in considerazione perché solitamente non sono indicative di problemi di salute specifici come invece può esserlo il grasso addominale, correlato a diabete, ipertensione, aterosclerosi. Ecco allora che per queste misurazioni importanti per l’estetica viene usato il plicometro, ragionando non più in termini percentuali ma in millimetri di spessore.