Quali sarebbero i dieci buoni motivi per non diventare un “palestrato”?

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Vivi e lascia vivere” è il detto che più preferisco. Se a qualcuno piace strafogarsi di cioccolata prima di andare a dormire, se a qualcuno piace la sua pancia molliccia e non sogna addominali scolpiti a mo’ di testuggine, se a qualcuno piace assumere costantemente proteine e gonfiarsi all’inverosimile, se a qualcuno piace competere con qualcun altro per stabilire chi ha i bicipiti più grandi… È tutta questione di gusto, o abitudini, o mentalità… chiamatela come volete. Fatto sta che questo “vivi e lascia vivere” non a tutti va a genio. E tra questi, com’è ovvio che sia, c’è chi punta il dito contro i cosiddetti “palestrati” (che sia un termine dispregiativo o meno), cioè tutti gli individui che fanno della sala pesi una loro costante di vita. Oggi mi sono imbattuta in un divertente articolo (da oltreuomo.com) che sembra proprio voler prendere in giro questi fan dei bicipiti extra large, e tutta la società contemporanea imbevuta di narcisismo, apparenza, e media che puntano su determinati modelli estetici. L’idea del pezzo? I dieci buoni motivi per non diventare palestrato. Ecco, vi riporto quelli più divertenti…

1. “Il palestrato non riesce a tenere le braccia attaccate al corpo” (con tanto di foto dimostrativa). Che l’uomo in versione mister muscolo (o Hulk, come preferite) cammini con le braccia allargate e le spalle che si alternano avanti e indietro a ritmo cadenzato è abbastanza evidente. La circonferenza del bicipite, quello extra large, per forza di cose non riesce a restare accostato al corpo. Ma sul sito di riferimento si legge qualcosa di ancora più inquietante: “La distanza degli arti dal corpo è tale che quando il palestrato tiene per mano la sua ragazza questa è talmente lontana da non entrare nel campo visivo del palestrato”.

2. “Il palestrato ha le tette più grosse della propria ragazza“. L’allenamento dei pettorali – e il fanatismo di averli gonfi al punto giusto – porta l’uomo muscoloso a scegliersi donne dal seno piccolo per non entrare in competizione? Per avere cioè le tette più grosse di loro? Domanda da un milione di dollari.

3. “Il palestrato ha il pisello piccolo“. Microfallo o non microfallo? Questo è il problema. Su questa affermazione potremmo scrivere un’intera enciclopedia. Da tempi storici ormai, voci di corridoio affermano che i bodybuilder (forse per le porcherie che spesso assumono) non siano molto dotati nelle parti basse, e che quindi lascino insoddisfatte le loro partner di letto. Sarà un luogo comune, un pettegolezzo messo in giro da uomini invidiosi e sovrappeso, o forse la verità? Il rimedio? Provare un culturista e riferire.

4. “Il palestrato beve intrugli ripugnanti“. Beveroni di proteine… di questi, i palestrati ne bevono, eccome. Che siano per forza ripugnanti, tuttavia, non ne sono poi così convinta. I tempi si sono evoluti, gli ingredienti e gli intrugli anche. E poi, anche se fosse, è pur sempre una questione di gusto e palato.

5. “Il palestrato sviluppa un pessimo gusto nel vestiario“. Di questo, abbiamo già parlato in abbondanza. È cosa normale che, se si fa così tanta fatica per farsi crescere delle sfere al posto delle braccia, queste poi vadano scoperte e manifestate al “grande pubblico”. Accennavamo di recente proprio al paragone tra la maglietta attillata dei bodybuilder e quella scollata di una donna che si rifà il seno. Sempre in relazione alla società dell’apparenza, che gusto c’è a “creare” una cosa che nessuno può ammirare?

6. “Il palestrato non riesce a masturbarsi“. Dulcis in fundo, quest’affermazione l’ho tenuta per ultima. Su «Oltreuomo» si legge: “Il restringimento del pene e il contemporaneo ingrossamento delle braccia impediscono al palestrato qualsiasi forma di autoerotismo. Per questo è costretto a farsi segare in spogliatoio dai suoi compagni. È una commovente pratica di comprensione reciproca tra i muscolati”. Dopo di che, stendiamo un velo pietoso su tutto e andiamo in pace.

Eleonora Tesconi

(foto dal web)