Roma, pubblicità sexy: ecco come si invoglia il cittadino a entrare in un ferramenta

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“L’occhio vuole sempre la sua parte” (o vuole anche le parti degli altri). Visto e considerato, come abbiamo già detto più volte, che viviamo in una società dove regna indomata la “virtù ” dell’apparenza, risulta scontato che, per pubblicizzare un determinato prodotto, per girare un video commerciale, per catalizzare l’attenzione su una copertina, per invogliare le persone a emulare l’esempio di turno, se si sceglie di servirsi dell’immagine di una donna che sia bella, attraente, fisicamente prestante, e che riesca ad attirare l’attenzione del sesso maschile, tanto di cappello. E se la pubblicità italiana dello yogurt Activia ha pensato bene di convertirsi (abbandonando Alessia Marcuzzi) alla sexy reginetta colombiana Shakira, perché non può farlo anche un semplice negozio di “ferramenta” cittadino?

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Taryn Brumfitt, da appassionata di bodybuilding diventa donna curvy: “Dobbiamo amare il nostro corpo”

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Oggi abbiamo deciso di scrivere un “articolo in rosa” e raccontarvi la storia di Taryn Brumfitt, fotografa e scrittrice australiana madre di tre figli. La donna aveva attirato su di sé (più precisamente sul suo corpo) l’attenzione del mondo del web, pubblicando e diffondendo in rete una foto doppia che la ritraeva in due diversi momenti della sua vita, della serie “prima e dopo”. Il “prima” era stato scattato durante una competizione di bodybuilding: bikini argentato, posa statica, pancia piatta e gambe muscolose (un fisico atletico che non raggiunge certo i livelli di “gonfiore” di alcune note culturiste contemporanee, ma pur sempre iper tonico); il “dopo”, invece, mostra un corpo dalle rotondità sinuose, alla moda della Grande Odalisca di Ingres; Taryn appare cambiata, ha qualche chiletto in più rispetto al passato, ma sorride ugualmente, serena e fiera delle suo fisico non più asciutto – forse anche orgogliosa dell’essere diventata una mamma non “atipica”. Grazie a questo cambiamento non poi così tragico, la donna ha deciso di fondare il Body Image Movement (Movimento dell’Immagine del Corpo): perché, natura vuole, il fisico delle donne, a partire dalla fine dell’adolescenza all’ingresso nell’età matura, dalla gravidanza alla menopausa, subisce le più svariate trasformazioni.

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Muscoli in crisi? Bodybuilder umiliato senza pietà in un “braccio di ferro”

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Domanda: I muscoli (in particolar modo quelli delle braccia) e la forza vanno di pari passo? Risposta: Assolutamente no. Come in molti sapranno, nelle sale da ballo e sui palcoscenici dei teatri, si assiste a mirabolanti prese coreografiche in cui ballerine – anche non gracili – vengono sollevate in aria da partner non poi così muscolosi. Viceversa, molti sportivi avvezzi all’allenamento in palestra, che alzano pesi di enorme portata, non sarebbero in grado di eguagliare la forza dei loro “colleghi” danzanti. Detto ciò, ecco che, come previsto, arrivano le “umiliazioni”. Oggi vi proponiamo un video che abbiamo scovato in rete (già un po’ datato) che, per chi non l’avesse ancora visto, ha ottenuto più di un milione di visualizzazioni su YouTube, e suppongo abbia lasciato di stucco svariati internauti… non solo chi del culturismo ne ha fatto, e ne vorrebbe fare, la propria professione. In questo filmato, un esperto di braccio di ferro, il romeno Ion Oncescu, sfida il bodybuilder Daniel Racoveanu nel corso della manifestazione sportiva “Oncescu vs. 500”. Vista la circonferenza dei bicipiti dei due avversari ci si sarebbe aspettati un esito differente… e invece… Prima, il professionista sorride rilassato, mentre il bodybuilder sogghigna forse convinto dell’imminente vittoria. Poi, con una facilità incredibile, ecco che il campione di braccio di ferro tiene testa all’antagonista dalla muscolatura superiore e, alla fine, lo batte “senza pietà”.

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Dieta del Paleo, dimagrire tornando all’età della pietra: no a latticini e cereali

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Quando tornare all’età della pietra non sarebbe una cattiva idea, anzi. Di recente, visto che in fatto di alimentazione al giorno d’oggi si può parlare di “tendenza”, sta andando di moda una nuova dieta made in America, quella del Paleo(litico). Nei tempi primitivi, a quanto pare, si mangiava in modo più sano. Questo nuovo (o vecchio?) regime alimentare si basa sul principio che era l’uomo dell’età della pietra ad avere il giusto approccio nei confronti del cibo: si nutriva di alimenti naturali (quindi biologici), seguiva una dieta sana e priva di cibi “contraffatti” da prodotti chimici e conservati: un menu che non comprendeva cereali, latticini e derivati, che, con il passare del tempo, potrebbero creare allergie o intolleranze di grave entità. Quello che forse cambia, rispetto ad allora, è la consapevolezza con cui noi uomini moderni dovremmo avvicinarci a questo tipo di nutrizione, invasi come siamo da cibo spazzatura – fast food, torte confezionate, panini iper farciti e surgelati di ogni tipo.

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Parigi, 3 giugno 1946: nasce il bikini… e l’esigenza dell’addome scolpito

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Una notizia flash che potrebbe incuriosire qualche lettore. Accade oggi, 3 giugno… ma di qualche decennio fa. Nel 1946, a Parigi, città cult in materia di haute couture, “nacque” la moda del famigerato bikini, che sfilò per la prima volta in passerella. Ne sarà lieta qualche donna, desiderosa di mostrare al popolo spiaggiato le proprie forme al cardiopalma, il sedere tonico e la tartaruga sculturea, forse scontenta qualche altra, bramosa di tornare indietro nel tempo a quando il costume da bagno riusciva ancora a nascondere le curve generose, i chili in eccesso piantati nel girovita e, soprattutto, non metteva in mostra l’addome “rilassato”. E senz’altro saranno felici gli uomini, perché, da quel giorno, almeno in spiaggia, qualcosa di nascosto è sbucato alla luce del sole… ma non era più niente di “fuori moda” o trasgressivo. Il nome del noto costume a due pezzi (che negli anni ha subìto svariate trasformazioni, riducendosi sempre più, per poi tornare alla sua forma quasi “intera”) deriva dall’atollo di Bikini, nell’oceano Pacifico, sede di diversi esperimenti atomici, anche in virtù dello scalpore che questa nuova moda da spiaggia destò nella società pudica (o finta pudica) di allora. Il modello, firmato Louis Reard, andò a rifinire quello di Jacques Heim che, due mesi prima, aveva pubblicizzato l’Atome, considerato il costume da bagno più mini della moda mondiale. Bene, proprio Reard riuscì a rendere questo prototipo ancora più piccolo, tanto che fu difficile trovare una modella disposta a indossarlo e sfilare in passerella. Poi, spuntò lei, la bella danzatrice e spogliarellista del Casino de Paris, la francese Micheline Bernardini, da allora nota per aver vestito per l’appunto il “primo bikini” della storia.

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Quando i cartoni animati non si nascondono dietro metafora e parlano di steroidi

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Da qualche tempo circola in rete una notizia che ha acceso la mia lampadina cerebrale. Una notizia misto scoop che deve aver traumatizzato milioni di persone, specialmente i tanti appassionati dei cartoni Disney, quelle fiabe celestiali e buoniste (ma alquanto irreali) che ci hanno accompagnati visivamente per tutta l”infanzia. Ecco la “catastrofica” rivelazione diffusasi tra gli internauti: “Snow White is said to be a metaphor for cocaina, and each of the seven dwarfs a sire effect of using drug“, traducendo “La favola di Biancaneve è vista come una metafora dell”uso di cocaina, e ognuno dei sette nani rappresenterebbe uno degli effetti collaterali derivanti dall”uso della droga”. Questa “bomba a mano” mediatica sarebbe scoppiata a seguito di uno studio condotto dalla New York University, e guidato dal prof. Mitchell Stephens, ricercatore e ordinario di Storia della Televisione, Giornalismo e Comunicazione di Massa dell”ateneo in questione. Tutto una bufala clamorosa (compreso, a quanto pare, lo studio americano). La favola di Biancaneve, quella che tutti noi conosciamo, è stata presumibilmente concepita prima del 1932, quando si sapeva sì che la cocaina produceva euforia (con qualche danno collaterale a livello psichico, come allucinazioni o similari), ma non si aveva ancora la “percezione moderna” di tutti i suoi effetti. Comunque le analogie con la fiaba Disney non si possono non notare. In primis, perché la droga in polverina bianca viene chiamata “neve” (bianca-neve), poi perché, come dicevamo sopra, i nomi dei nani sono da par loro alquanto allusivi. Cucciolo, per esempio, che in americano si chiama Doopey, sinonimo di “sfatto”, o Eolo, Sneezy, che con tutti quegli starnuti pare avere dei seri “problemi nasali”, e via discorrendo.

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Carne o non carne? Anche i vegani possono avere bicipiti extra large

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Ma quali bistecche al sangue, fettine dorate in padella o pollo alla griglia… A quanto pare, non si deve necessariamente mangiare carne per sfoggiare bicipiti extra large ed essere invidiati per la propria forza muscolare. Questa è la storia dell’americano Rob Bigwood, convinto vegano, attivista in materia di diritti degli animali, art director in NYC e, udite udite, Arm Wrestler professionista, personaggio di spicco degli AMC’s Games of Arms (tornei per potenti “braccio di ferro”). Intervistato per il sito estero veganbodybuilding.com, Rob, un omone tatuato dallo sguardo delicato e il cuore tenero, ha spiegato come il non mangiare carne e il partecipare a gare di forza possano essere due percorsi intrecciabili tra loro. «Sono un braccio di ferro professionista da quando ho compiuto diciotto anni – racconta al sito web di riferimento –, e vegetariano dai ventiquattro».

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