Cos’è la dieta “South Beach”? Disintossicarsi dai carboidrati si può

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Nel moderno e variegato tripudio di diete, roba da far girare la testa anche a chi, di dieta, proprio non vuole sentirne parlare, non poteva certo mancare, vista la stagione dell’anno in cui ci troviamo, quella dal retrogusto estivo, almeno nel nome: si chiama South Beach ed è stata messa a punto dal dottor Arthur Agatston, direttore del centro di prevenzione delle patologie del cuore del Mount Sinai di Miami Beach, in Florida. Questo regime alimentare si basa su un principio cardine: regolare il consumo di carboidrati, responsabili dell’adipe in eccesso. Pane, pasta, fratelli e sorelle hanno infatti l’ingrato compito di essere digeriti troppo velocemente, e dunque innalzano il livello di insulina nel sangue (ormone peptidico dalle proprietà anaboliche che ha la funzione di regolare i livelli di glucosio ematico ed è responsabile del cosiddetto “fenomeno di ingrassamento”, lo stoccaggio dei lipidi all’interno del tessuto adiposo). Per intenderci… Se i livelli di insulina nel sangue si innalzassero troppo rispetto alla media, l’organismo non solo diventerebbe soggetto ad accumulare grasso, ma avrebbe anche più voglia di consumare carboidrati. Il detto “Ti do una mano e ti prendi tutto il braccio”? Quantomai azzeccato. Più zuccheri vengono sintetizzati dall’organismo, più questo sente il bisogno di introdurne degli altri. Ecco il compito principale della dieta South Beach: disinnescare questo congegno e sostituire i carboidrati buoni a quelli “cattivi”.

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Maschi “normali” vs maschi “da copertina”: la campagna provocatoria del Sun

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“Normalità da copertina”, così potremmo definirla. Il “The Sun”, qualche tempo fa, aveva provocatoriamente chiesto ai suoi lettori anonimi di inviare alcune foto che li ritraevano in posizioni plastiche, imitando cioè quelle dei divi pubblicitari del momento. Avete presente i maschietti super attraenti che vengono ingaggiati per gli spot dei profumi? Ecco, quelli. Un’ironica campagna, quella del noto tabloid inglese, mirata a incalzare la nostra sensibilità sull’immagine di modelli e modelle “normali”, presi a caso nel mondo di tutti i giorni: senza muscoli iper tesi, senza addominali tartarugati, senza oli spalmati o abbronzatura perfetta. Le immagini bifronte (a sinistra l’uomo “normale” – passatemi questo aggettivo –, e a destro quello “da copertina”) pubblicate dal “Sun” ebbero così tanto successo che anche oggi il web, e soprattutto i social network, non smettono di riportarle qua e là. A volte per ironizzare insieme al tabloid sul classico maschione da copertina, a volte per criticarne l’iniziativa. Molti utenti, forse più somiglianti al riquadro di sinistra, avranno commentato positivamente questa finta campagna pubblicitaria “new age”, considerando educativo il confronto tra l’uomo vero e quello stampato (magari ritoccato con “Photoshop”); altri invece, tutti quelli che si sentono più affini alle immagini di destra, avranno preso questa campagna come un modo per sottolineare l’ipocrisia del mondo moderno, sbraitando: “Ma davvero pensate che alle donne piacciano più quelli di sinistra?” Beh, bando alle ciance… A ognuno, i suoi gusti. (Eleonora Tesconi)

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Ginnasta deride i palestrati con le sue acrobazie / IL VIDEO

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Il corpo umano non ha limiti… E la prestanza fisica e l’agilità, spesso, non vanno di pari passo. Ce lo dimostra il ginnasta britannico Damien Walters, classe 1982, che ha deciso di fare incursione in una palestra, lasciando di stucco tutti i suoi avventori, concentrati nei singoli allenamenti. Tra attrezzi, pesi, palle e tapis roulant, l’atleta vola, salta, piroetta, mentre gli iscritti al club, tutti un po’ perplessi, non sanno se sorridere, intervenire, dire qualcosa… di certo non volteggiare insieme a lui. Insomma, l’acrobata britannico, irridendo i cosiddetti “palestrati”, ha sfruttato qualche ora di esercizio per promuovere l’attività di freestyle e dimostrare che il corpo umano può fare prodezze…

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Accade oggi: l’incontro più lungo della storia del tennis: 11 ore e 5 minuti

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Parliamo di sport, non estremo, ma, in questo caso, poco ci manca. Accade oggi, ma di qualche anno fa. Terminava proprio il 24 giugno 2010 il match professionale di tennis più lungo della storia, quello giocato da John Isner e Nicolas Mahut. L’incontro, primo turno del torneo di Wimbledon, iniziò alle ore 18.18 del 22 giugno, per finire solo due giorni dopo, con la vittoria dello statunitense Isner per 70-68. Una prova fisica, durata ben undici ore e cinque minuti, che non è certo passata inosservata, e che deve aver bruciato una certa quantità di energia agli avversari in campo. Per chi non dovesse ricordarsi l’evento… I primi due set scorrono via velocemente, una mezz’ora l’uno, come da copione: il primo viene vinto dall’americano, il secondo dal francese. Dal terzo, la questione inizia a farsi più ardua e il duello finisce al tie-break per 7-67 pro Mahut, che si porta quindi in vantaggio per due a uno. Con il quarto si allunga il brodo: un’ora abbondante a seguito della quale Isner pareggia i conti con l’avversario. Alle 21.30 il match viene sospeso “causa buio” e riprende il giorno seguente, per durare altre sette ore e rivenire sospeso un’altra volta, ancora causa oscurità, con i due giocatori in pareggio per 59 a 59. Il terzo giorno, finalmente, si arriva alla conclusione dell’agonia, e l’americano John Isner, al quinto set, conquista il tanto sudato match.

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Rimedio muscoli, Lisa Cross sconfigge l’anoressia con il bodybuilding

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Storie che lasciano a bocca aperta, che fanno riflettere su quali siano i meccanismi bizzarri che operano nel nostro cervello, storie che fanno alzare un dito in segno di giudizio negativo, o battere le mani in segno di entusiasmo e approvazione. Lisa Cross, britannica classe 1978, all’età di quindici anni, era una ragazzina che soffriva di disturbi del comportamento alimentare. Era anoressica, pesava sì e no quaranta chili, indossava abiti per bambini e assumeva una ridotta quantità di calorie al giorno. Poi, un soggiorno in Giappone, dove ha iniziato a insegnare inglese, e l’incontro con un bodybuilder nipponico, che le ha cambiato radicalmente la vita. Lisa ha iniziato ad appassionarsi al mondo del culturismo, fino ad allora più che sconosciuto, a leggere riviste di genere, e a sognare di partecipare al prestigioso concorso di Ms Olympia (la versione femminile della nota competizione di settore), a cui ha assistito per la prima volta nel 2007, dopo essersi sposata. Così, ecco che ha iniziato ad allenarsi e a prendere peso, convertendosi a una dieta ricca a base di avena, riso, frullati di proteine, tacchino e bistecche, e passando dall’assumere 500 calorie al giorno a quasi 5.000. Un cambiamento, sia interiore che fisico, che non sarà certo passato inosservato, soprattutto a chi era abituato a vedere la giovane donna in versione “pelle e ossa”. Qualcuno penserà che sia passata da una fissazione all’altra, ma noi non giudichiamo. Come per ogni cosa, l’importante è accettare il proprio corpo con convinzione… e Lisa, questo, l’ha fatto. Ora, confessa lei stessa, dice di sentirsi meglio e di apparire molto più sexy.

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Roma, pubblicità sexy: ecco come si invoglia il cittadino a entrare in un ferramenta

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“L’occhio vuole sempre la sua parte” (o vuole anche le parti degli altri). Visto e considerato, come abbiamo già detto più volte, che viviamo in una società dove regna indomata la “virtù ” dell’apparenza, risulta scontato che, per pubblicizzare un determinato prodotto, per girare un video commerciale, per catalizzare l’attenzione su una copertina, per invogliare le persone a emulare l’esempio di turno, se si sceglie di servirsi dell’immagine di una donna che sia bella, attraente, fisicamente prestante, e che riesca ad attirare l’attenzione del sesso maschile, tanto di cappello. E se la pubblicità italiana dello yogurt Activia ha pensato bene di convertirsi (abbandonando Alessia Marcuzzi) alla sexy reginetta colombiana Shakira, perché non può farlo anche un semplice negozio di “ferramenta” cittadino?

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Taryn Brumfitt, da appassionata di bodybuilding diventa donna curvy: “Dobbiamo amare il nostro corpo”

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Oggi abbiamo deciso di scrivere un “articolo in rosa” e raccontarvi la storia di Taryn Brumfitt, fotografa e scrittrice australiana madre di tre figli. La donna aveva attirato su di sé (più precisamente sul suo corpo) l’attenzione del mondo del web, pubblicando e diffondendo in rete una foto doppia che la ritraeva in due diversi momenti della sua vita, della serie “prima e dopo”. Il “prima” era stato scattato durante una competizione di bodybuilding: bikini argentato, posa statica, pancia piatta e gambe muscolose (un fisico atletico che non raggiunge certo i livelli di “gonfiore” di alcune note culturiste contemporanee, ma pur sempre iper tonico); il “dopo”, invece, mostra un corpo dalle rotondità sinuose, alla moda della Grande Odalisca di Ingres; Taryn appare cambiata, ha qualche chiletto in più rispetto al passato, ma sorride ugualmente, serena e fiera delle suo fisico non più asciutto – forse anche orgogliosa dell’essere diventata una mamma non “atipica”. Grazie a questo cambiamento non poi così tragico, la donna ha deciso di fondare il Body Image Movement (Movimento dell’Immagine del Corpo): perché, natura vuole, il fisico delle donne, a partire dalla fine dell’adolescenza all’ingresso nell’età matura, dalla gravidanza alla menopausa, subisce le più svariate trasformazioni.

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