Longevità, estetica e benessere: quando lo sport conta più del DNA

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L’aspettativa di vita è aumentata ma la sfida della scienza e della cultura del benessere è quella di invecchiare bene, al riparo per quanto possibile da malattie e disabilità: questo obiettivo interessa un numero sempre più grande di persone ed ha enormi ricadute dal punto di vista sia economico che sociale.

Negli anni 2000 infatti gli over 60 erano circa 600 milioni ma nel 2025 se ne conteranno il doppio: nel 2050 raggiungeranno addirittura il tetto dei 2 miliardi! L’Istat osserva come un anziano su quattro sia stato colpito da una malattia cronica, circa un quarto abbia una patologia per la quale si deve recare dal medico di base con regolarità mentre gli over 65 che presentano una disabilità contano già 2 milioni e mezzo di soggetti.

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L’autosufficienza non solo nella terza e quarta ma addirittura nella quinta età non sembrano una impossibile chimera bensì un traguardo raggiungibile a patto di seguire alcune strategie di prevenzione.

Qualità di vita maggiore grazie all’attività fisica e all’alimentazione

Se fino a poco tempo fa pensavamo che il destino fosse scritto nei geni oggi la scienza e l’esperienza dimostrano il contrario: l’ambiente, le scelte e i comportamenti possono influenzare l’espressione genetica e il modo in cui la persona invecchia. Invecchiare in salute è quindi possibile previa la diffusione di una cultura della prevenzione e del benessere, combattendo le notizie false e le inesattezze che spesso scandiscono queste discussioni.

Le leve principali sono rappresentate dall’alimentazione e dall’attività fisica: gli alimenti sono rilevanti non solo in termini di apporto di nutrienti per l’energia ma anche per le informazioni che possono trasmettere ai geni, determinando adattamenti immediati che possono essere trasmessi positivamente (o negativamente) da una generazione alla successiva.

Una donna incinta che segue una dieta ipercalorica e ricca di cibi spazzatura espone il proprio figlio ad un maggior rischio di obesità quando raggiungerà l’età adulta. Man mano che l’età avanza bisogna considerare un adeguato apporto di verdura e frutta che favoriscono un ambiente organico basico e fare attenzione a proteine e carboidrati complessi che tendono invece ad elevare maggiormente la componente acida.

Attività fisica per una vita più lunga e di qualità

L’attività fisica d’altra parte può influenzare enormemente l’espressione genetica con effetti positivi per quanto riguarda la composizione corporea a favore della massa muscolare magra. Lo sport può essere considerato quindi una vera e propria medicina da prescrivere soprattutto nell’ambito della prevenzione.

Il medico quindi suggerirà un’attività regolare e costante con indicazioni dettagliate per quanto riguarda le modalità di svolgimento e i tempi in funzione del soggetto e delle sue patologie. Con 30 minuti di jogging giornalieri per le donne e 40 per gli uomini svolti cinque giorni a settimana la aspettativa di vita può allungarsi fino a 10 anni, dato che il movimento ostacola l’invecchiamento delle cellule.

Oltre la genetica, grazie alla prevenzione

Dopo i sessant’anni l’idea migliore è privilegiare l’attività con i pesi in maniera da contrastare la perdita di massa muscolare e della forza, una tipologia di sport decisamente più adatta rispetto all’attività aerobica. Inoltre il movimento regolare aiuta la presenza di sostanze che stimolano la proliferazione dei nuovi neuroni, garantendo l’efficienza cerebrale anche in età più avanzata.

Anche nella medicina cardiovascolare sono stati riconosciuti gli effetti benefici dell’esercizio fisico ed in particolare aerobico leggero, nella riabilitazione di pazienti che hanno subito un infarto: questi individui fino a poco tempo fa erano costretti a rimanere a letto mentre oggi possono svolgere serenamente un’attività fisica controllata.