Insulina e composizione corporea: alghe, cannella e riduzione del peso

- Scritto da in Notizie e Novità Salute
differenza tra aminoacidi e aminoacidi ramificati

La resistenza all’insulina è un fattore determinante nella insorgenza di malattie come il diabete e si manifesta quando il corpo ed in particolare la muscolatura non sono in grado di rispondere all’insulina normalmente. Succede allora che i livelli del glucosio e dell’insulina iniziano ad aumentare nel sangue, senza manifestare particolari sintomi. In associazione però all’iperglicemia e ad altre alterazioni del metabolismo la resistenza insulinica aumenta il rischio di infarto, ictus, tumori e altre condizioni che accelerano i processi di invecchiamento.

Livelli particolarmente alti di insulina inoltre rendono difficile la perdita di peso e la scarsa sensibilità della muscolatura non consente una ottimale sintesi di nuove proteine.

Le nostre migliori offerte NutritionCenter.it

BrutalCuts 120cpsSpirulina 500mg 100cpsGround Cinnamon 300g

Insulino resistenza e conseguenze fisiologiche

Lo sviluppo dell’insulino resistenza è legato ad un minor movimento delle molecole che trasportano glucosio attraverso le membrane cellulari. Questi recettori hanno il compito di captare l’glucosio dal flusso ematico e portarlo all’interno delle cellule ma senza un adeguato meccanismo di trasporto il glucosio rimane in circolo creando danni attraverso reazioni chimiche tra zuccheri e molecole biologiche – come le stesse proteine – modificandone struttura e funzioni. Inoltre da queste reazioni chimiche vengono prodotte molecole di scarto chiamate AGEs che vengono considerati tra i precursori principali dei processi di invecchiamento.

La notizia positiva è che l’insulino resistenza è reversibile se viene affrontata per tempo e alcuni studi hanno dimostrato che il rischio si possa ridurre nel giro di tre anni intervenendo sullo stile di vita, in alcuni casi con la possibilità di una totale remissione della situazione clinica. Uno stile di vita corretto include educazione alimentare, attività fisica ma anche l’utilizzo di particolari integratori.

Principi attivi naturali per contrastare la resistenza insulinica

L’acido lipoico ad esempio risulta un potente antiossidante e agisce neutralizzando i radicali liberi stimolando i trasportatori di glucosio dal sangue attraverso le membrane cellulari, riducendo la glicemia e il deterioramento dei tessuti. Inoltre grazie all’acido lipoico aumenta il potenziale energetico di accumulo delle molecole di ATP nei muscoli favorendo le performance a scapito di un accumulo dei tessuti adiposi. L’acido lipoico infatti interviene convertendo i carboidrati in eccesso in energia muscolare piuttosto che in grassi.

Un altro nutriente interessante è rappresentato dalla cannella, un ottimo aiuto per abbattere i livelli glicemici. L’estratto di cannella aumenta la produzione delle molecole di trasporto del glucosio migliorando la sensibilità all’insulina e sopprimendo l’accumulo di grasso nella formazione di glucosio a partire dagli aminoacidi delle proteine. Inoltre la cannella aiuta a tenere sotto controllo la fame diminuendo i rischi legati ad una alimentazione eccessiva. La cannella migliora la pressione arteriosa, la composizione corporea e altre sindromi legate al metabolismo.

Anche il cromo è un integratore interessante che aumenta la produzione delle molecole trasportatrici del glucosio in entrambi i sensi, sia dall’interno che dall’esterno delle cellule.

Le alghe marine abbassano la glicemia e prevengono le sindrome metabolica, intervenendo sempre attraverso l’aumento del numero di molecole carrier e grazie al loro pporto di iodio che conserva la sensibilità insulinica ai giusti livelli, riduce il glucosio e i livelli di colesterolo.

In particolare l’attività delle alghe marine si esplica nel tratto digestivo bloccando gli enzimi che digeriscono gli amidi, di conseguenza il glucosio non viene né liberato ne assorbito. Le alghe inoltre aiutano a perdere grasso diminuendo l’assunzione di cibo e riducendo il peso per via di principi attivi che favoriscono l’ossidazione dei lipidi piuttosto che la loro sintesi.