Il vero significato della dieta chetogenica

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Normalmente, quando si sente parlare di dieta chetogenica si pensa subito ad un tipo di alimentazione priva di carboidrati. In realtà però questa affermazione non è corretta perché una dieta che contiene zero carboidrati non è solo per questo definibile come chetogenica. Inoltre diversamente dalle aspettative è opportuno osservare come anche una dieta che includa oltre 50 g di carboidrati al giorno possa essere chetogenica. L’argomento quindi merita di essere approfondito, in maniera da comprendere il reale significato di questo regime alimentare e del processo di chetosi.

Cosa significa dieta chetogenica: il concetto di adattamento

La dieta chetogenica si può definire tale solo se induce uno stato metabolico chiamato chetosi, situazione che si sviluppa a seguito di una reazione di adattamento a lungo termine che in italiano viene tradotta come adattamento chetotico – dal termine inglese keto-adaption. Questo concetto esplica varie conseguenze sul nostro corpo e tra queste vi sono le due seguenti:

  1. un aumento dei corpi chetonici nel sangue (da 4 a 10 mmol per dl contro 0.1 mmol per dl di una alimentazione non chetogenica);
  2. il sistema nervoso centrale migliora la capacità di impiegare a scopo energetico i corpi chetonici.

Affinché questo adattamento si verifichi, la dieta deve prevedere una riduzione cronica della quota dei carboidrati, fissata normalmente pari o al di sotto dei 50 g complessivi ogni giorno.

L’adattamento chetotico o keto-adaption

Questa reazione di adattamento metabolico si attiva entro un certo periodo di tempo che corrisponde in genere ad alcune settimane; in questo arco temporale sono individuabili alcuni step:

  • nel primo giorno (quindi nelle prime ventiquattr’ore senza carboidrati) si consuma il glicogeno stoccato nel fegato, condizione necessaria per attivare la chetogenesi e aumentare l’ossidazione lipidica;
  • dopo l’esaurimento del glicogeno epatico, le richieste di glucosio restano alte e vengono soddisfatte quasi esclusivamente attraverso il processo di gluconeogenesi (che corrisponde alla sintesi di glucosio a partire da precursori diversi dai glucidi);
  • nei primi tre giorni a zero carboidrati il sistema nervoso non riesce a completare velocemente l’adattamento: esso si rivolge prevalentemente alla gluconeogenesi per ricavare tale nutriente;
  • dopo i primi tre giorni aumenta la capacità dei tessuti diversi da quelli del fegato di ossidare i corpi chetonici mentre le richieste di glucosio e la gluconeogenesi iniziano a ridursi;
  • dopo la prima settimana circa di privazione dei carboidrati migliora sensibilmente la capacità dei tessuti di utilizzare i grassi e i corpi chetonici ai fini di produzione energetica.
  • Dopo tre settimane di chetosi il sistema nervoso completa la sua fase di adattamento riuscendo a ricavare circa il 75% del fabbisogno energetico dai corpi chetonici e solo il 25% dal glucosio;
  • dalla terza settimana in poi si riduce l’impiego dei chetoni e le richieste energetiche vengono soddisfatte quasi in via esclusiva attraverso gli acidi grassi liberi, mentre i chetoni, presenti in un quantitativo inferiore, vengono ossidati tutti del sistema nervoso centrale.

Cos’è quindi la chetosi e quando inizia

Come possiamo notare da queste differenti fasi serve un po’ di tempo prima che i chetoni possano essere prodotti in un quantitativo superiore agli standard e prima che tessuti ed organi riescano ad adattarsi per impiegare tali molecole in maniera preferenziale e massiccia a scopo energetico.

La chetosi quindi non si instaura pienamente fino a che questo adattamento non è completo e cioè dopo le tre settimane di privazione cronica di carboidrati.

Queste tre settimane infatti sono l’arco di tempo durante cui il nostro cervello migliora l’efficienza dell’impiego energetico dei corpi chetonici mentre i tessuti diversi del fegato (cervello e muscolo scheletrico) si adattano ad utilizzare in prevalenza gli acidi grassi e in misura sempre minore i corpi chetonici.