Il ruolo dei carboidrati e la “Zone diet”

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cose che non sappiamo sui grassi

Gli studiosi approfondiscono da tempo il tema dei carboidrati ed in questo articolo vogliamo affrontare l’argomento a partire dal punto di vista della Zone Diet e dell’opinione del suo fondatore, Barry Sears. Negli Stati Uniti questo dottore ha preso in considerazione la reputazione corrente dei carboidrati che spesso vengono sacrificati a favore degli altri nutrienti.

Stando alle sue considerazioni, la maggior parte degli americani che ha demonizzato i carboidrati dimostra di non conoscere realmente le basi della propria scelta, dato che essi vengono identificati nella maggioranza dei casi esclusivamente con pane, pasta e dolci.

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Ruolo dei carboidrati semplici, complessi e insulina

Tuttavia bisogna considerare che anche la frutta e la verdura rientrano nei carboidrati e che il nostro corpo dal punto di vista genetico ci predispone a mangiare frutta e verdura proprio come fonte di carboidrati prevalente. D’altra parte il grano non era una fonte di cibo che esisteva 10.000 anni fa e quindi la maggior parte dei soggetti non è ancora adatto dal punto di vista biochimico e genetico a consumare dei cibi che contengano un’elevata concentrazione di questi nutrienti – come ad esempio i cereali, il pane e gli amidacei.

Ecco allora che i carboidrati lavorano come una droga nel nostro corpo perpetuandone l’assunzione che in eccesso determina degli importanti effetti collaterali. Il primo tra tutti è un’eccessiva produzione di insulina che genera un processo di accumulo di grasso e sonnolenza, annebbiando la mente attraverso la riduzione dei livelli di glucosio nel cervello e predisponendo maggiormente ad alcune patologie cardiache.

Il dottor Sears sicuramente suggerisce di bilanciare e moderare i carboidrati rispetto agli effetti sulla insulina, considerando come prima dell’avvento dell’agricoltura l’uomo si nutrisse in prevalenza di carne magra proveniente dalla caccia, vegetali e frutta. Solo successivamente la dieta si è basata sui cereali quindi non sorprende che le malattie moderne comparvero proprio durante tale fase di passaggio di dieta.

Fonti migliori di carboidrati (e grassi!)

Tenendo presente questi punti di partenza facciamo allora in modo che la maggior parte dei carboidrati che introduciamo provengano da frutta e verdura, consumando con moderazione i cereali, la pasta, gli amidi e il pane. D’altra parte frutta e verdura non sono carboidrati concentrati risultando particolarmente ricchi di acqua e fibre che rallentano l’assorbimento dei carboidrati stessi. Questo significa che per avere la stessa quantità di carboidrati della pasta dobbiamo mangiare una quantità maggiore di frutta e verdura.

I grassi sono utili per bruciare a loro volta grassi ed anche se tale affermazione suona piuttosto stridente si tratta della verità dato che non si tratta di pensare in termini di calorie ma di ormoni. I grassi infatti non hanno effetti sull’insulina e non determineranno uno stimolo alla nascita di nuovo grasso generando una maggiore secrezione della stessa.

In secondo luogo essi rallentano l’introduzione dei carboidrati in circolo diminuendo la produzione dell’insulina e rendendo più facile l’attivazione dei processi di lipolisi. In terzo luogo essi determinano il rilascio di un ormone, la colecistochinina che inibisce lo stimolo dell’appetito e inducendo quindi indirettamente una migliore composizione corporea.

Si raccomanda quindi di ridurre i grassi saturi e l’apporto di acido arachidonico contenuto principalmente nel rosso delle uova e nella carne rossa, evitando anche di introdurre quantità eccessive di omega 6 e privilegiando invece gli omega 3. Alcune delle fonti migliori di grassi sono avocado, olive, mandorle.