“Il cibo uccide”? Alimentazione come fumo, le etichette contro l’obesità

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“Il fumo crea dipendenza, non iniziare”, “Fumare in gravidanza fa male al bambino”, “Il fumo nuoce gravemente alla salute”, e ancora “Il fumo uccide”. Da quando le “inquietanti” etichette per la campagna contro il tabagismo sono state impresse in modo indelebile sui pacchetti di sigarette, la loro composizione di lettere in neretto è pronta a ricordare ai consumatori incalliti gli effetti nocivi che il fumo certo non risparmia alla salute. Ma, parlando di una cosa già nota a tutti (maniaci del tabacco compresi), chissà in quanti abbiano realmente preso in considerazione la campagna anti fumo, e chissà in quanti abbiano, al contrario, evitato di far caso a quelle scritte così allarmanti. Ebbene, nel 2014, le sigarette passano il testimone all’alimentazione. Perché quello dell’obesità (adulta o infantile che sia), al pari del fumo, è un problema che deve essere tenuto sotto controllo. A questo proposito, ecco arrivare le proposte: più educazione in materia di cibo, fermo agli spot pubblicitari sul junk food, soprattutto quando potrebbero essere presenti dei bambini, tasse maggiori per scoraggiare il consumo di alimenti grassi e, soprattutto, etichette choc che mostrini i danni di una dieta scorretta sulla salute. Insomma, “il cibo come le sigarette”.

A sostenere questa equazione, Consumer InternationalWorld Obesity Federation, intervenute in occasione dell’assemblea generale dell’Oms. A breve, le due principali associazioni mondiali lanceranno il progetto di una vera e propria “Convenzione Globale” contro il cibo-spazzatura. L’obiettivo? Misure più rigide contro l’industria alimentare, che, troppo spesso – recita la bozza della convenzione –, ”si tira indietro rispetto a cambiamenti positivi, con i governi che si sentono impossibilitati a intervenire”. E, tra queste, ci sarà proprio l’adozione di etichette in stile campagna anti fumo. Luke Upchurch, di Consumer International, spiega: «Sono necessarie misure più stringenti di queste, ma se qualche governo dovesse decidere che anche questo tipo di etichette possono essere utili noi supporteremmo la scelta». Poi, continua: «Siamo nella stessa situazione degli anni ’60, quando l’industria del tabacco affermava che non c’era niente di sbagliato nelle sigarette e nel giro di 30-40 anni sono morte milioni di persone. Se non si agisce ora rischiamo di avere la stessa intransigenza da parte delle industrie alimentari». E, in effetti, la situazione mondiale non promette nulla di buono in materia. Le persone in sovrappeso o obese sono ormai più di mezzo miliardo, il 10% degli uomini e il 14% delle donne, con la maggioranza concentrata nei paesi in via di sviluppo.