I pettorali stanno alla canotta dei palestrati come le tette finte ai décolleté delle donne. Quanto conta l’apparenza nella società?

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I pettorali stanno alla canottiera dei palestrati come le tette rifatte stanno ai décolleté delle donne. Come in matematica, anche nella vita di tutti i giorni si possono creare infinite e bizzarre equazioni. Vi chiederete, perché proprio questa? Bene, andiamo per gradi. Il tema di oggi è venuto fuori da una questione che ci sta molto a cuore, quella dell’apparenza. Non stiamo parlando solo della smania di avere un fisico invidiabile, tonico e muscoloso, perfetto come quello di Barbie, Ken e compagnia bella, ma anche del desiderio ossessivo-compulsivo di mostrarsi – agli occhi degli altri – sempre in splendida forma, e a volte diversi da quello che si è realmente. Tutti sappiamo che, nella nostra società iper occidentalizzata, il detto “l’abito non fa il monaco”, che in molti spiattellano in faccia ai propri interlocutori ogni qual volta la conversazione tocca questi temi “delicati”, è una delle ipocrisie che più ci caratterizza. Perché, nel 2014, “l’apparenza vale (quasi sempre e a torto) più della sostanza”. Altro che veste monacale a nascondere le sette meraviglie.

Di recente, mi sono trovata a litigare con una cara amica proprio in materia di apparenza, e le nostre due tesi discordavano ampiamente. Il succo della conversazione era il pigiama, il look per andare a dormire insomma. La mia teoria sosteneva: “Se vado a letto da sola, non me ne frega niente di indossare ciabattine di cachemire, sottoveste di pizzo e spalmare quintali di crema profumata. In inverno, dormo comodamente in tuta”. La sua, invece, era un’antitesi in piena regola: “Anche quando dormo da sola, ‘per me stessa’, metto pigiamini sexy”. Un po’ la stessa cosa vale per il trucco femminile. Perché non dicano, le donne, che si truccano appena alzate dal letto, anche se non devono uscire di casa o non abbiano un uomo che gironzola nei paraggi.

E arriviamo al dunque. Discorso analogo potrebbe essere fatto per l’abbigliamento da palestra, e per quello delle donne che hanno deciso di ricorrere al chirurgo estetico. Perché tu, uomo muscoloso, cammini per la sala pesi con una canottiera mini che scopre ampiamente i pettorali? E perché tu, donna dal seno al sapor di silicone, indossi una magliettina dalla scollatura vertiginosa non appena metti il naso fuori di casa? Lo fate per voi stessi o solo per compiacere l’altrui sguardo, e farvi quindi ammirare? Come sempre, non siamo qui per dare giudizi e/o sentenze preconcette. Per rispondere a questi due quesiti, abbiamo deciso di realizzare un sondaggio… e siamo andati in giro per alcune palestre e strade frequentate della Capitale per chiedere cosa ne pensassero i diretti interessati. Vediamo insieme i risultati. Di primo acchito, su cento persone intervistate, il 65% di esse ha risposto: “Lo faccio per me stesso”, il 22% ha ribattuto “È tutta una questione estetica”, il restante 13% ha ovviato con una risata ambigua. Poi, via via che le domande si sono fatte più insistenti, una parte di quel 65% apparentemente tanto convinto ha “cambiato idea”, iniziando a riflettere sulla questione. Bene, noi abbiamo lanciato l’amo… ora dateci il vostro parere.

di Eleonora Tesconi

Commenti

  1. […] poi vadano scoperte e manifestate al “grande pubblico”. Accennavamo di recente proprio al paragone tra la maglietta attillata dei bodybuilder e quella scollata di una donna che si rifà i…. Sempre in relazione alla società dell’apparenza, che gusto c’è a […]