Dieta metabolica: è possibile dimagrire mangiando grassi?

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dieta metabolica fa bene o fa male

La dieta metabolica è un tipo di regime alimentare teorizzato dal Dottor Mauro di Pasquale che come tante diete moderne promette grandi risultati in poco tempo. La dieta metabolica ha lo scopo di insegnare al nostro corpo come bruciare al massimo le scorte adipose: cerchiamo di capire come funziona il nostro metabolismo e su quali meccanismi fa leva questo regime alimentare.

Il nostro corpo funziona come un’automobile e il suo carburante, la sua energia, deriva principalmente dai carboidrati ma anche dai grassi. L’attuale società, con la sua frenesia e i tanti impegni, porta il fisico a ricavare energia quasi esclusivamente dagli zuccheri, mentre i grassi tendono soprattutto a diventare scorta e ad essere accumulati. Il principio per cui il corpo si adatta viene così applicato: se io fornisco con l’alimentazione più grassi che zuccheri, l’organismo si abitua ad utilizzare i grassi in via preferenziale, svuotando man mano anche tutte le riserve adipose.

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La quota quotidiana ingerita di carboidrati varia da persona a persona e si determina in base ai sintomi che il corpo manifesta. Quando si ingeriscono pochi zuccheri si possono verificare capogiri, emicranie, stanchezza generale e in queste condizioni si aumenta poco a poco la quantità di carboidrati per raggiungere quella che fa scomparire i fastidiosi sintomi.

I periodi di carico e scarico della dieta metabolica

All’inizio della dieta metabolica abbiamo circa 4 settimane in cui avviene una drastica riduzione dei carboidrati: i sintomi si verificano puntualmente e in questa fase ritroviamo 12 giorni con pochissimi carboidrati e tanti grassi, più altri 2 giorni di carico con un maggior apporto di zuccheri.

Nelle prime due settimane quindi abbiamo un

periodo di scarico (12 giorni) durante i quali raggiungeremo la quota calorica ingerendo il 60% di lipidi, il 50% di proteine e appena 30 grammi di carboidrati al giorno (le percentuali possono essere leggermente variate fino alla scomparsa dei sintomi dell’ipoglicemia)

ed un

periodo di carico (2 giorni) con il 35% dei grassi, il 30% di proteine e il 35% di zuccheri (anche in questo caso, le percentuali possono essere leggermente modificate fino alla scomparsa dei sintomi dell’ipoglicemia)

Dopo le prime due settimane, il corpo si è ormai trasformato in una macchina per bruciare grassi e per conservare tale capacità è sufficiente seguire 5 giorni di scarico + 2 di carico e così via, mantenendo le quote sperimentate nei primi 14 giorni in assenza di sintomi.

Dieta metabolica: fa bene o fa male

Il nostro corpo è davvero in grado di adattarsi a grossi cambiamenti ma è chiaro che questa dieta enfatizza all’estremo tale capacità. Lo scarso apporto di carboidrati è deleterio per la nostra salute, soprattutto se si considera il fatto che le cellule nervose ricavano energia soltanto dagli zuccheri, e che il quantitativo minimo stimato per ogni giorno è di almeno 180 grammi (contro i 30 grammi dei periodi di scarico).

Quando i carboidrati non sono sufficienti l’organismo produce i corpi chetonici: l’assenza di zuccheri viene interpretata come una sorta di emergenza da digiuno e questo meccanismo oltre a comportare mal di testa, apatia, nausea e altri sintomi meno severi può sfociare nei casi più gravi anche nel coma.

I carboidrati sono davvero importanti per qualsiasi individuo e a maggior ragione per lo sportivo: hanno una efficienza energetica più elevata rispetto ai lipidi a parità di ossigeno consumato e il vantaggio risulta evidente negli sport dove l’ossigenazione è la chiave per mantenere una muscolatura ben nutrita e reattiva (quindi nelle attività sportive più faticose dove conta la resistenza)

Infine la dieta metabolica così impostata implica un più elevato consumo di alimenti grassi come formaggi, carni rosse, uno scarso apporto di fibre, di frutta e verdura: mentre sempre più esperti consigliano di limitare colesterolo ed eccesso di grassi, ecco che questo regime si propone in maniera diametralmente opposta.