Alimentazione

Proteine, il nuovo studio: combattono il rischio di avere la pressione alta

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Le proteine, tanto allontanate da alcuni, tanto idolatrate da altri, a quanto pare, farebbero bene alla salute. Secondo un nuovo studio condotto alla Boston University School of Medicine (BUSM), e pubblicato di recente sull’American Journal of Hypertension, gli individui che sono soliti consumare una certa dose di proteine presentano un minore rischio di ipertensione, ovvero di avere la pressione alta. In presenza di una dieta iperproteica, consumando cioè 100 grammi di proteine al giorno, la riduzione del rischio parrebbe essere addirittura del 40%. Lo studio a stelle e strisce, della durata di oltre dieci anni, ha coinvolto alcuni partecipanti sani del Framingham Offspring Study, la cui pressione arteriosa è stata valutata accuratamente nel suo andamento. I risultati della ricerca parlano chiaro: gli adulti che consumavano grandi quantità di proteine (animali o vegetali che fossero) avevano statisticamente più possibilità di avere una pressione sistolica e diastolica ridotta, dopo quattro anni di follow-up. «Questi risultati non hanno fornito prove che suggeriscono che gli individui preoccupati per lo sviluppo di HBP [pressione sanguigna alta] dovrebbero evitare l’assunzione di proteine nella dieta – ha dichiarato Lynn Moore, professore associato di medicina presso la Boston University – ma, piuttosto, che l’assunzione di proteine sembra svolgere un ruolo nella prevenzione a lungo termine dell’HBP».

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Cibi spazzatura, il nuovo studio: il cervello può essere allenato a evitarli

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Quante volte ci sarà mai capitato di tentare di resistere davanti a un sacchetto di patatine, a una tavoletta di cioccolato o a una porzione di fritti misti, per poi cedere alla gola con relativo senso di colpa postumo? Il “fascino indiscreto degli alimenti ipercalorici” colpisce ognuno di noi, indistintamente. Chi si lascia sopraffare dalla “trasgressione” a metà mattinata, chi durante un fugace spuntino pomeridiano, chi la sera prima di andare a dormire. Ora, dagli Stati Uniti (paese in cui, di alimenti grassi, se ne consumano eccome), arriva una notizia che rassicurerà tutti gli amanti dei cosiddetti “cibi spazzatura“: il cervello può essere allenato a preferire pietanze a basso consumo calorico e quindi maggiormente salutari. Come? Ce lo spiega la ricerca di alcuni scienziati della Tufts University e del Massachusetts General Hospital, pubblicata su «Nutrition&Diabets».

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Come gli esseri viventi, anche i cibi si accoppiano. Quali saranno i loro principi azzurri?

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«Non sorridete, caro Mittler, o magari sorridete pure! Oh! Io non mi vergogno di questa devozione, di questa, se volete, pazza insensata passione. No, io non ho ancora mai amato, ora apprendo che cosa significhi. Fin qui, nella mia vita, non s’era avuto che preludio, attesa, passatempo, spreco di tempo, finché non la conobbi, finché l’amai, e allora veramente amai». [Johann Wolfgang Goethe, Le affinità elettive]

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Cos’è la dieta “South Beach”? Disintossicarsi dai carboidrati si può

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Nel moderno e variegato tripudio di diete, roba da far girare la testa anche a chi, di dieta, proprio non vuole sentirne parlare, non poteva certo mancare, vista la stagione dell’anno in cui ci troviamo, quella dal retrogusto estivo, almeno nel nome: si chiama South Beach ed è stata messa a punto dal dottor Arthur Agatston, direttore del centro di prevenzione delle patologie del cuore del Mount Sinai di Miami Beach, in Florida. Questo regime alimentare si basa su un principio cardine: regolare il consumo di carboidrati, responsabili dell’adipe in eccesso. Pane, pasta, fratelli e sorelle hanno infatti l’ingrato compito di essere digeriti troppo velocemente, e dunque innalzano il livello di insulina nel sangue (ormone peptidico dalle proprietà anaboliche che ha la funzione di regolare i livelli di glucosio ematico ed è responsabile del cosiddetto “fenomeno di ingrassamento”, lo stoccaggio dei lipidi all’interno del tessuto adiposo). Per intenderci… Se i livelli di insulina nel sangue si innalzassero troppo rispetto alla media, l’organismo non solo diventerebbe soggetto ad accumulare grasso, ma avrebbe anche più voglia di consumare carboidrati. Il detto “Ti do una mano e ti prendi tutto il braccio”? Quantomai azzeccato. Più zuccheri vengono sintetizzati dall’organismo, più questo sente il bisogno di introdurne degli altri. Ecco il compito principale della dieta South Beach: disinnescare questo congegno e sostituire i carboidrati buoni a quelli “cattivi”.

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Dieta del Paleo, dimagrire tornando all’età della pietra: no a latticini e cereali

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Quando tornare all’età della pietra non sarebbe una cattiva idea, anzi. Di recente, visto che in fatto di alimentazione al giorno d’oggi si può parlare di “tendenza”, sta andando di moda una nuova dieta made in America, quella del Paleo(litico). Nei tempi primitivi, a quanto pare, si mangiava in modo più sano. Questo nuovo (o vecchio?) regime alimentare si basa sul principio che era l’uomo dell’età della pietra ad avere il giusto approccio nei confronti del cibo: si nutriva di alimenti naturali (quindi biologici), seguiva una dieta sana e priva di cibi “contraffatti” da prodotti chimici e conservati: un menu che non comprendeva cereali, latticini e derivati, che, con il passare del tempo, potrebbero creare allergie o intolleranze di grave entità. Quello che forse cambia, rispetto ad allora, è la consapevolezza con cui noi uomini moderni dovremmo avvicinarci a questo tipo di nutrizione, invasi come siamo da cibo spazzatura – fast food, torte confezionate, panini iper farciti e surgelati di ogni tipo.

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Carne o non carne? Anche i vegani possono avere bicipiti extra large

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Ma quali bistecche al sangue, fettine dorate in padella o pollo alla griglia… A quanto pare, non si deve necessariamente mangiare carne per sfoggiare bicipiti extra large ed essere invidiati per la propria forza muscolare. Questa è la storia dell’americano Rob Bigwood, convinto vegano, attivista in materia di diritti degli animali, art director in NYC e, udite udite, Arm Wrestler professionista, personaggio di spicco degli AMC’s Games of Arms (tornei per potenti “braccio di ferro”). Intervistato per il sito estero veganbodybuilding.com, Rob, un omone tatuato dallo sguardo delicato e il cuore tenero, ha spiegato come il non mangiare carne e il partecipare a gare di forza possano essere due percorsi intrecciabili tra loro. «Sono un braccio di ferro professionista da quando ho compiuto diciotto anni – racconta al sito web di riferimento –, e vegetariano dai ventiquattro».

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“Il cibo uccide”? Alimentazione come fumo, le etichette contro l’obesità

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“Il fumo crea dipendenza, non iniziare”, “Fumare in gravidanza fa male al bambino”, “Il fumo nuoce gravemente alla salute”, e ancora “Il fumo uccide”. Da quando le “inquietanti” etichette per la campagna contro il tabagismo sono state impresse in modo indelebile sui pacchetti di sigarette, la loro composizione di lettere in neretto è pronta a ricordare ai consumatori incalliti gli effetti nocivi che il fumo certo non risparmia alla salute. Ma, parlando di una cosa già nota a tutti (maniaci del tabacco compresi), chissà in quanti abbiano realmente preso in considerazione la campagna anti fumo, e chissà in quanti abbiano, al contrario, evitato di far caso a quelle scritte così allarmanti. Ebbene, nel 2014, le sigarette passano il testimone all’alimentazione. Perché quello dell’obesità (adulta o infantile che sia), al pari del fumo, è un problema che deve essere tenuto sotto controllo. A questo proposito, ecco arrivare le proposte: più educazione in materia di cibo, fermo agli spot pubblicitari sul junk food, soprattutto quando potrebbero essere presenti dei bambini, tasse maggiori per scoraggiare il consumo di alimenti grassi e, soprattutto, etichette choc che mostrini i danni di una dieta scorretta sulla salute. Insomma, “il cibo come le sigarette”.

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