Abbuffate e digiuni a periodi alterni, spopola la “dieta del cavernicolo”

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C’è una nota citazione che recita: “Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare. George Bernard Shaw, in effetti, non aveva tutti i torti. Perché, tralasciando i primi due aggettivi (che riguardano l’immoralità e l’illegalità), cos’è il cibo se non un vero e proprio piacere? Per il fisico, per il corpo e per la mente… Dopo i migliaia di studi in materia di ferrei regimi alimentari per eliminare il grasso in eccesso, arriva una nuova dieta, quella del cavernicolo, una ricerca australiana che, per perdere peso, ci riporta all’età della pietra. Basta insalate, piatti di pasta fatti di penne e fusilli contati, e caffè iper amari. La regola di questa nuova dieta (moderna nel culto, ma antica nel nome) è: mangiare – anche abbuffandosi – per due settimane, per poi astenersi nelle due successive. Questo tipo di “digiuno alternato“, che, stando a quanto testimonia qualcuno, farebbe scomparire in fretta i chili di troppo, prende spunto dall’ambiente primitivo nel quale il nostro organismo ha sviluppato le sue caratteristiche, e si è già diffusa in tutto il mondo.

Nella cosiddetta età della pietra, infatti, i nostri avi non erano in grado di consumare, come oggi, tre o più pasti quotidiani. Saziavano il loro appetito quando riuscivano ad acchiappare una preda, ma poi potevano anche passare giorni prima di poter trovare qualcos’altro da mettere sotto i denti. L’organismo degli esseri primitivi era pertanto abituato a questo nutrimento intermittente: accumulava il grasso nei giorni fortunati e lo consumava in quelli sfortunati. E nella tribù dell’Homo Sapiens non c’erano uomini obesi, ovviamente. Oggi, al contrario, non siamo propensi a inserire nel nostro calendario giorni di digiuno, e il grasso (se non stiamo attenti a ciò che portiamo in tavola) si accumula senza pietà – soprattutto in cosce e girovita. La nuova dieta (ma chissà se funziona davvero…) punta a tornare indietro nel tempo, nel mondo degli uomini primitivi.

Altro che dieta 5:2 (cinque giorni di abbuffate e due di digiuno). La nuova ricerca, condotta dalla professoressa Nuala Byrne, nel Queensland, ha preso sotto esame trentasei uomini obesi e li ha divisi in due gruppi. Il primo è rimasto a dieta, in modo continuativo, per sedici settimane. Il secondo, invece, si è alimentato regolarmente per due settimane e ha poi digiunato per le due successive nell’arco di trenta settimane, restando dunque a dieta per lo stesso lasso di tempo del primo gruppo. I risultati sono stati chiari. Il digiuno a intermittenza ha fatto perdere in media dodici chili, il doppio della dieta continuativa. Un solo dubbio mi sorge spontaneo: ma nelle due settimane di digiuno, per mancanza di abitudine, non si “morirà” di fame?